Sfera Ebbasta a San Siro con dieci ragazze: la trovata di marketing e la bufera social sulla mercificazione del corpo femminile
- 8 Settembre 2026
- Popolazione
“Dieci ragazze per me posson bastare”: era il 1969 quando Lucio Battisti pubblicava un brano che, sotto la superficie, narrava l’amore per una sola donna (“però io muoio per te”, ripeteva il cantautore romano). Cinquantasette anni dopo, il trapper Sfera Ebbasta si è presentato davvero con dieci ragazze allo stadio San Siro per il big match Inter-Napoli di sabato scorso. La sua scelta ha riaperto il dibattito sull’oggettificazione delle donne nella cultura musicale (e non).
Le ragazze accanto a Sfera Ebbasta, al secolo Gionata Boschetti, erano vestite con un look coordinato in total black ed eleganti abiti scuri. Nel gruppo, spiccava solo il trapper, l’unico con uno stile riconoscibile. Prima di prendere posto nel box vip, l’artistaha fatto il suo ingresso nello stadiorigorosamente davanti alle ragazze.
Poi, seduto al centro della scena, con quattro giovani al suo fianco e sei posizionate alle sue spalle sulle poltroncine, l’artista ha immediatamente attirato i riflettori, ma ciò che probabilmente era una trovata di marketing per il suo prossimo album si è trasformato in un fragoroso caso mediatico.
Le polemiche online: “Stereotipi di genere e donne usate come soprammobili”
Le immagini dell’ingresso del cantante nello stadio e la disposizione del gruppo sono diventate virali su Instagram, TikTok e X nel giro di poche ore, suscitando una reazione contraria da parte di commentatori, associazioni e utenti.
Tra le voci più nette a intervenire sulla vicenda c’è stata quella di Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore universitario. Con un’analisi affidata ai propri canali social, Pellai ha contestato la costruzione iconografica della trovata: “Sfera Ebbasta entra a San Siro seguito da 10 ragazze. La scena celebrata da moltissimi media e diventata virale è un concentrato di stereotipi di genere che dovrebbe far riflettere tutti, adulti e giovanissimi: un uomo con dieci ragazze, lui davanti, loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome”, ha commentato Pellai.
Lo psicoterapeuta ha posto l’accento sulla ricaduta pedagogica del messaggio, mentre le istituzioni dibattono sulla necessità di introdurre l’educazione sessuo-affettivo a scuola: “Quale idea di relazione e di rispetto trasmettiamo alle nuove generazioni quando il corpo femminile viene ridotto a elemento di contorno scenografico per glorificare lo status symbol maschile?”, aggiunge. Secondo Pellai, “Siamo noi uomini per prima a doverci distanziare da questo genere di narrazioni e di celebrazioni”.
Le critiche non arrivano solo dagli esperti. Come lui, migliaia di utenti hanno definito l’allestimento “un harem anacronistico” e “la mercificazione della figura femminile trasformata in accessorio di scena”. Sulle colonne di Avvenire, un editoriale ha evidenziato come “la valanga di critiche in rete sia il segnale che una fetta importante dell’opinione pubblica non accetta più che le donne compaiano in pubblico come comparse decorative o oggetti da esibire”.
Non sono mancate, sui social, voci a difesa del trapper, che hanno minimizzato l’accaduto definendolo una “pura provocazione pubblicitaria da non prendere sul serio” o sostenendo che “nel mondo dello spettacolo le comparse per campagne visive sono la prassi”.
Dietro le quinte dell’evento: l’ingaggio professionale e il silenzio del trapper
A chiarire la genesi della presenza delle ragazze sono state le ricostruzioni giornalistiche e le testimonianze di alcune partecipanti. Tra le dieci giovani presenti c’era anche la showgirl e modella Elisa Mazzucchelli, la quale, sentita da Gabriele Parpiglia, ha confermato che non si trattava di frequentazioni personali, ma di un incarico lavorativo gestito tramite un’agenzia milanese di eventi: “In agenzia è arrivata una mail. Fondamentalmente cercavano dieci fig*e per Sfera e il lancio del suo nuovo disco. Poi ci hanno spiegato cosa fare”, ha spiegato qui.
Nei giorni precedenti il trapper aveva azzerato i contenuti del proprio profilo Instagram, presentandosi a San Siro con una maglietta personalizzata donata dall’Inter con il concept visivo della nuova campagna musicale.
Nonostante il clamore e le accuse di machismo e sessismo rimbalzate su media e testate d’opinione, Sfera Ebbasta e il suo management hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni o repliche ufficiali alle critiche ricevute.


