Eclissi con i bambini, il cielo diventa un gioco: ma gli occhi vanno protetti
Per una sera smartphone e tablet possono restare in tasca. L’eclissi solare del 12 agosto offre a bambini e genitori un’occasione per uscire, osservare il cielo e capire dal vivo che cosa succede quando la Luna passa davanti al Sole. Ma proprio perché la luce apparirà meno intensa del normale, la tentazione di guardare direttamente verso il disco solare può diventare pericolosa.
In Italia l’eclissi sarà parziale e arriverà in prossimità del tramonto. Secondo le mappe elaborate dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), l’inizio sarà osservabile intorno alle 19.30 in molte zone del Paese, con una fase più avanzata verso le 19.50 e il culmine intorno alle 20.20. La visibilità cambierà però sensibilmente da una località all’altra: nelle regioni del Centro-Sud il massimo teorico dell’eclissi cadrà in molti casi quando il Sole sarà già tramontato, mentre al Nord lo spettacolo sarà generalmente più favorevole.
Per i bambini può diventare una piccola lezione di astronomia fatta fuori casa, senza bisogno di trasformarla in un’attività complicata. “Può essere una bella occasione per i più piccoli per fare un’attività all’aperto, lontano da smartphone e schermi, osservare il cielo e scoprire che cosa succede quando la Luna passa davanti al Sole”, spiega all’Adnkronos Salute Elena Bozzola, pediatra della Società italiana di pediatria (Sip).
La prima regola viene però prima di qualsiasi attività: il Sole non va mai guardato direttamente senza una protezione specifica. Durante un’eclissi parziale non esiste infatti una fase nella quale sia sicuro osservarlo a occhio nudo. Anche se una larga parte del disco viene coperta dalla Luna e la luce sembra meno abbagliante, quella che rimane è ancora sufficientemente intensa da provocare danni agli occhi. La Nasa raccomanda di utilizzare esclusivamente occhiali o visori solari conformi allo standard internazionale ISO 12312-2. I normali occhiali da sole, anche molto scuri, non sono sufficienti.
Sotto i 4-5 anni meglio osservare luce e ombre
Non tutte le età richiedono lo stesso approccio. Per Bozzola, con i bambini sotto i 4-5 anni è preferibile evitare del tutto l’osservazione del Sole, anche attraverso i filtri, perché è più difficile essere certi che seguano correttamente le istruzioni e non spostino gli occhiali nel momento sbagliato.
Questo non significa lasciarli fuori dall’esperienza. Possono osservare come cambia la luce, guardare le ombre proiettate sul terreno, ascoltare una spiegazione molto semplice di ciò che sta accadendo o partecipare a piccoli esperimenti insieme agli adulti.
Per i più piccoli può bastare una frase: la Luna sta passando davanti al Sole e per qualche minuto ne coprirà una parte. Non serve aggiungere molto altro. Il fenomeno diventa interessante proprio perché ciò che è stato raccontato può essere osservato intorno a loro.
Anche le indicazioni generali sulla protezione solare richiedono maggiore cautela durante l’infanzia. L’Organizzazione mondiale della sanità considera bambini e adolescenti particolarmente vulnerabili agli effetti delle radiazioni ultraviolette anche per le caratteristiche degli occhi in questa fase della vita. La Sip, ricorda Bozzola, raccomanda inoltre di non esporre direttamente al Sole i bambini sotto i sei mesi.
Dai 4-5 anni in su, se il bambino riesce a comprendere e rispettare una regola semplice, si può pensare a una breve osservazione con gli appositi occhiali per eclissi, sempre sotto il controllo diretto di un adulto.
Qui non conta soltanto avere il dispositivo corretto, ma utilizzarlo nel modo giusto. La Nasa raccomanda di controllare gli occhiali prima dell’uso e di non utilizzarli se presentano graffi, strappi o altri danni. Per i bambini la supervisione di un adulto è indicata esplicitamente.
Binocoli, telescopi e macchine fotografiche richiedono invece filtri solari progettati appositamente e posizionati davanti all’ottica. Non basta indossare gli occhiali per eclissi e poi guardare attraverso un binocolo o il mirino di una fotocamera: le lenti concentrano la radiazione solare e possono rendere la situazione ancora più pericolosa.
Anche lo smartphone non dovrebbe diventare una scorciatoia per evitare queste precauzioni. Bozzola invita a non utilizzare telefoni o fotocamere come sostituti dei dispositivi di osservazione sicura: soprattutto con i bambini, il rischio è trasformare l’esperienza in un tentativo di inquadrare il Sole e finire per guardarlo direttamente.
La “scatola magica” per vedere l’eclissi senza guardare il Sole
Per osservare il fenomeno non è necessario rivolgere gli occhi verso il cielo. Uno dei sistemi più semplici e sicuri è la proiezione indiretta, consigliata anche dalla Nasa per le fasi parziali di un’eclissi. È qui che l’appuntamento astronomico può trasformarsi in un gioco.
Bozzola suggerisce la “scatola magica”: si prende una scatola di cartone, si pratica un piccolo foro su un lato e si orienta quel foro verso il Sole, senza guardarci attraverso. Sulla superficie interna opposta comparirà una piccola immagine luminosa del disco solare. Man mano che la Luna avanzerà, anche la forma proiettata cambierà.
Il bambino può osservare l’immagine, disegnarla a intervalli regolari e confrontare i diversi momenti. In questo modo l’eclissi diventa anche un esperimento sulla luce: non si guarda direttamente il Sole, ma si vede chiaramente la sua forma modificarsi.
Il principio è quello della camera stenopeica. La Nasa propone lo stesso metodo attraverso un semplice proiettore a foro e ricorda che persino gli spazi tra le foglie degli alberi possono funzionare come tanti piccoli fori naturali, proiettando a terra numerose immagini del Sole parzialmente eclissato.
Per un bambino piccolo può essere più affascinante cercare queste mezzelune luminose sul terreno che restare fermo con un paio di occhiali sul viso. E consente di vivere l’eclissi senza concentrare tutta l’attenzione sull’atto di guardare il Sole.
Con i bambini più grandi, invece, l’esperienza può essere preparata in anticipo. A partire dagli 8-10 anni, osserva Bozzola, è più semplice spiegare il meccanismo dell’allineamento tra Sole, Luna e Terra, seguire le diverse fasi e annotare ciò che cambia nel corso dei minuti.
Si può preparare un piccolo diario con l’orario, la quantità di luce percepita, la forma del Sole proiettata e le differenze nelle ombre. L’obiettivo non è necessariamente trasformare la serata in una lezione, ma sfruttare una domanda spontanea – perché il Sole sta scomparendo? – per costruire curiosità.
Pochi minuti bastano
C’è infine un aspetto che riguarda meno l’astronomia e più il modo in cui gli adulti propongono l’esperienza. Un’eclissi è un evento raro, ma questo non significa che un bambino debba necessariamente seguirla dall’inizio alla fine. “Pochi minuti di osservazione ben organizzata valgono molto più di un’esposizione prolungata”, sottolinea Bozzola.
La raccomandazione è particolarmente sensata quest’anno perché dall’Italia l’eclissi arriverà in orario serale e molto vicina al tramonto, con condizioni di osservazione che dipenderanno dalla posizione geografica, dall’orizzonte occidentale e naturalmente dal meteo. L’Inaf avverte che montagne e rilievi potranno nascondere il Sole in alcune località ancora prima del tramonto astronomico.
Può quindi succedere che le nuvole coprano tutto, che il Sole sparisca dietro un rilievo o semplicemente che un bambino perda interesse dopo pochi minuti. Non è un fallimento dell’attività.
L’eclissi può funzionare anche senza vedere perfettamente il disco solare: si può osservare il cambiamento della luce, cercare le proiezioni tra le foglie, costruire la scatola di cartone, leggere qualcosa sul sistema solare o seguire insieme la diretta organizzata dall’Inaf, dall’Unione astrofili italiani e dall’Associazione dei planetari italiani, prevista a partire dalle 19.30.
Il punto, per la pediatra, è non trasformare un’occasione di curiosità in una fonte di pressione. Se il cielo sarà coperto o il bambino non avrà voglia di osservare, resterà comunque qualcosa da raccontare: per qualche ora la Luna sarà passata davanti al Sole e il cielo sopra l’Europa sarà cambiato.
Per una generazione abituata a vedere quasi tutto attraverso uno schermo, può essere già un buon motivo per uscire e guardarsi intorno. Con una sola regola da ricordare prima di farlo: il Sole si osserva soltanto con una protezione adatta, oppure senza guardarlo affatto, attraverso la sua immagine proiettata.
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Immagine di copertina: Canva

