“Vivere con i genitori ha ammazzato la vita sessuale della Gen Z”: parola di Playboy
- 24 Settembre 2026
- Giovani
In salotto con mamma e papà, la privacy come un optional e il romanticismo da programmare con largo anticipo. Potremmo riassumerla così la vita sentimentale dei giovani di oggi, costretti a vivere in casa dei genitori, in Italia anche oltre i 31 anni, e con l’idea di costruire una relazione stabile che sembra sempre più un’impresa epica che un fatto naturale. Ma mentre intorno il mondo predica l’indipendenza lavorativa e la libertà di scegliere se mettere su famiglia o meno, loro combattono la loro personale battaglia: trovare un angolo di intimità in case dove l’unico spazio davvero privato è la cronologia del telefono.
A fotografare questo scenario sono i dati del 2026 Gen Z Sex Survey, un’indagine condotta da Playboy in collaborazione con il Kinsey Institute e Julie su un campione di 2.373 giovani adulti statunitensi tra i 18 e i 29 anni. Parliamo di una quota consistente della Generazione Z, la cui scelta o necessità di continuare a vivere con i propri genitori rappresenta il primo vero freno alla vita sessuale. Il risultato? Due terzi dei giovani single che vivono con i genitori non hanno avuto un partner negli ultimi tre mesi. E come scrive Playboy: “Vivere con i genitori ha ammazzato la vita sessuale della Gen Z”.
Lunga vita alla cameretta? In Italia l’autonomia arriva a 30 anni e più
Tra carovita e isolamento: la privacy è un lusso
Stare più tempo in casa è anche la diretta conseguenza di un contesto economico che limita le uscite e le occasioni di socializzazione. Con una contrazione del 35% dei posti di lavoro per i neolaureati e costi sempre più alti per la vita notturna – con un cocktail che può arrivare a costare anche 30 euro -, uscire per un appuntamento è diventato per molti insostenibile. Come evidenzia l’indagine, per costruire l’intimità occorre riservatezza, ma la privacy ha un costo economico che molti ragazzi non possono permettersi, così la ricerca di un partner diventa una voce di spesa da tagliare dal budget. Di conseguenza, pur mantenendo un desiderio sessuale da “moderato” ad “elevato”, i single vedono ridursi drasticamente le opportunità concrete di incontro.
Dagli schermi alla solitudine: l’intimità digitale come alternativa
La permanenza prolungata tra le mura domestiche favorisce il ricorso a forme di intimità solitaria e digitale. Un terzo dei giovani sceglie esperienze digitali o individuali al posto del sesso di coppia. L’impatto della tecnologia è particolarmente marcato tra la popolazione maschile: il 34% dei giovani uomini dichiara che la pornografia soddisfa del tutto il proprio desiderio sessuale, trasformandosi da semplice integrazione a vero e proprio sostituto delle relazioni interpersonali. Tuttavia, trascorrere più tempo in casa non si traduce automaticamente in un aumento dell’autoerotismo: il 36% degli intervistati riferisce infatti di non essersi masturbato negli ultimi tre mesi.
Un panorama polarizzato: tra rinuncia e eccezioni
Le barriere abitative ed economiche contribuiscono a creare una forte polarizzazione all’interno della generazione. Un quinto dei giovani (20%) non ha mai avuto un rapporto sessuale in tutta la vita, mentre all’estremo opposto un altro quinto ha accumulato 10 o più partner. Il bacio rimane l’atto affettivo più comune (praticato da quasi il 48,5% del campione su base giornaliera), ma il 40% dei giovani non ha avuto rapporti con penetrazione (sale al 73% chi non ha avuto rapporti anali) negli ultimi tre mesi.
L’unica netta eccezione a questa tendenza di contrazione si registra tra i ragazzi omosessuali: il 35% degli uomini gay ha riferito di aver avuto 10 o più partner nel corso della vita, registrando i livelli più elevati di attività e desiderio dell’intero campione.
Prevenzione in calo e adattamento emotivo
L’isolamento e l’influenza dei social media incidono negativamente anche sulla salute sessuale. Alimentati da contenuti online che diffondono timori sulla contraccezione ormonale, un giovane su sei non utilizza alcun metodo anticoncezionale, l’uso del preservativo risulta saltuario e un terzo dei ragazzi non si è mai sottoposto a uno test per le infezioni sessualmente trasmissibili.
La maggioranza dei giovani non vive la propria condizione con particolare ansia: descrivono la propria vita sessuale come “nella media” o “superiore” e trovano forme alternative di connessione nell’amicizia, nelle comunità digitali o nella dimensione personale. La Gen Z mostra così di adattarsi a una realtà in cui la mancanza di autonomia abitativa non spegne il desiderio, ma lo costringe a ridefinirsi lontano dai modelli tradizionali.


