I bambini di Gaza tornano a scuola dopo tre anni, ma il 98% è stato distrutto o danneggiato
- 23 Settembre 2026
- Giovani
“Impareremo anche in una tenda”, così uno studente di Gaza ha commentato a Rte il ritorno a scuola dopo tre anni di assenza forzata. Il 19 settembre, il Ministero dell’Istruzione, con il sostegno di organizzazioni internazionali e locali, ha dato il via libera a iniziare l’anno accademico 2026-2027, allestendo decine di scuole temporanee con mezzi di fortuna come tende, teloni e lamiere per ospitare scolaresche e insegnanti. Alcune aule sorgono sulla sabbia, altre hanno qualche materasso al posto delle sedie e una lavagna.
Nella Striscia si torna a scuola in un contesto profondamente diverso rispetto a tre anni fa. Per molte famiglie, libri e penne sono diventati beni di lusso. I bambini, però, non perdono la speranza e vedono nella scuola l’unica via per costruirsi un futuro migliore.
I numeri del diritto alla studio a Gaza
Secondo quanto riferito dai funzionari del settore dell’istruzione, quest’anno almeno 540.000 studenti dovrebbero tornare a frequentare le lezioni in presenza in scuole private improvvisate, centri di apprendimento temporanei e punti educativi, con il supporto dell’Unicef. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia registra che il 98% delle scuole di Gaza è stato distrutto o danneggiato dall’esercito israeliano, e i funzionari locali del settore affermano che circa 660.000 studenti tra i 4 e i 17 anni non hanno potuto frequentare la scuola in presenza.
“L’ultima volta che sono andato a scuola è stato tre anni fa. Ora, stiamo per iniziare l’anno scolastico, un anno di gioia, felicità e successo”, ha detto uno studente di Khan Younis all’emittente radiotelevisiva irlandese.
Nonostante l’entusiasmo dei più piccoli, la riapertura di sabato, 19 settembre 2026, rappresenta un traguardo fragile per Gaza. Secondo quanto dichiarato dal direttore dell’istruzione del Khan Younis, gli attacchi delle Idf hanno causato la morte di circa 22.000 studenti e oltre 770 operatori del settore dell’istruzione, tra cui 532 insegnanti.
I rincari sulla cancelleria pesano sul ritorno a scuola
Una studentessa quindicenne racconta a Rte: “Abbiamo studiato sui cellulari e non abbiamo visto i nostri insegnanti… ora siamo tornati a inseguire il nostro sogno… spostandoci da una tenda all’altra”.
In molte strutture mancano ventilazione, arredi e materiali di base. Il crollo del potere d’acquisto ha reso inaccessibili alla maggior parte delle famiglie i materiali scolastici più elementari, mentre le restrizioni israeliane sull’ingresso di merci hanno fatto lievitare i prezzi di quaderni, penne e uniformi.
Secondo quanto riferito a Reuters da Khaled Aliyan, 30 anni, commerciante di articoli di cancelleria, le restrizioni israeliane alle importazioni hanno ridotto le forniture e fatto salire i prezzi: “Questo quaderno, che prima costava 3 shekel (1 dollaro), ora ne costa 15. Tutti gli articoli di cancelleria sono costosi”.
Anche Al Jazeera ha documentato l’impatto dell’aumento dei prezzi sulle famiglie di Gaza: dodici quaderni che prima della guerra si vendevano a sei shekel (1,96 dollari) oggi ne costano quattro shekel (1,31 dollari) per una sola unità, mentre un genitore ha raccontato che “anche la cancelleria è qualcosa che riesco a malapena a permettermi, perché i prezzi sono diventati troppo alti. Un’indagine dell’agenzia di stampa internazionale Associated Press ha confermato che le restrizioni sulle importazionia Gaza hanno fatto lievitare i prezzi al consumo, alimentando un mercato nero e costringendo la popolazione a pagare cifre astronomiche per i beni di prima necessità e la cancelleria di base.
Il portavoce dell’Unicef James Elder ha denunciato pubblicamente i severi limiti imposti da Israele sull’ingresso di libri scolastici, matite e materiale didattico, che costringono gli insegnanti a fare i conti con risorse quasi inesistenti e i bambini a studiare nelle tende.
Padre Romanelli: “I bambini di Gaza sono diventati un simbolo”
Ieri, martedì 22 settembre 2026, ha riaperto le porte anche la Scuola del Patriarcato latino di Gerusalemme a Gaza, legata alla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia, accogliendo in tutto 1.005 studenti.
Per centinaia di civili, la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City ha rappresentato l’unica ancora di salvezza, arrivando a offrire protezione e rifugio a oltre 450 sfollati. “Questo luogo, che ha dato rifugio agli sfollati durante il pieno del conflitto, torna oggi alla sua missione educativa. Speriamo che questo spazio sia un luogo dove possano crescere l’amore, la guarigione e il rispetto reciproco tra i membri della comunità”, ha dichiarato padre Gabriel Romanelli.
“Oggi abbiamo visto lacrime di gioia negli occhi dei bambini e dei genitori nel vedere i propri figli a scuola dopo tre lunghissimi anni”, ha detto il sacerdote a margine dell’evento di apertura.
Per padre Romanelli, “I bambini di Gaza sono diventati un simbolo. Più di ventimila di loro sono stati uccisi. Questa cifra enorme ci ricorda ogni bambino ucciso in ogni parte del mondo, vittima innocente delle guerre”.


