Dormire male in gravidanza aumenta il rischio di obesità nei figli
- 22 Settembre 2026
- Fertilità
La qualità del sonno nell’ultimo trimestre di gravidanza può influenzare direttamente il metabolismo e la traiettoria di peso del bambino nei suoi primi due anni di vita. È quanto emerge da uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista scientifica American Journal of Preventive Medicine, che evidenzia come il riposo materno sia un fattore decisivo per la salute futura di madre e figlio.
L’obesità infantile
L’obesità infantile rappresenta una sfida sanitaria globale di primaria importanza: dal 1990 al 2022 i tassi sono più che raddoppiati, arrivando a interessare oltre 390 milioni di bambini e adolescenti tra i 5 e i 19 anni. Se è noto che la scarsa qualità del sonno negli adulti si associa a malattie cardiovascolari, diabete e obesità, le ultime ricerche indicano che il sonno in gravidanza può agire come canale di trasmissione intergenerazionale del rischio di obesità.
Un rapido incremento nei primi anni di vita costituisce infatti un noto fattore di rischio per lo sviluppo dell’obesità in età scolare. Comprendere l’impatto del sonno materno sulla crescita neonatale permette di individuare nuove opportunità per tutelare la salute metabolica dei bambini.
La traiettoria di peso
La ricerca ha analizzato i dati di 645 coppie madre-figlio provenienti dallo studio prospettico Madres (Maternal and Developmental Risks from Environmental and Social Stressors) di Los Angeles. Per misurare la qualità del sonno nelle ultime fasi della gravidanza, i ricercatori hanno impiegato la scala validata Jenkins Sleep Scale, monitorando poi altezza e peso dei bambini durante le visite cliniche presso l’University of Southern California o tramite cartelle cliniche. Dai dati è emerso che:
- La maggior parte delle donne ha riferito disturbi del sonno da lievi a moderati, ma il 26% ha registrato una scarsa qualità del sonno.
- I figli delle madri con la peggiore qualità del sonno avevano un peso inferiore alla nascita e nei primi sei mesi di vita.
- Successivamente la tendenza si è invertita: dopo il primo anno di età, questi stessi bambini hanno mostrato un peso superiore alla media.
I dati numerici mostrano differenze ben definite: a 1 anno di età, lo scarto medio di peso era di 346,7 grammi in più, mentre il picco massimo è stato registrato a 17 mesi, con una differenza di 751,5 grammi. Questo effetto è risultato più pronunciato nei neonati maschi e nei bambini nati a termine.
Perché il sonno della madre incide sul bambino?
Gli autori dello studio evidenziano che queste associazioni sono legate in modo specifico alla scarsa qualità del sonno nelle ultime settimane di gestazione e non sono spiegate da altri fattori tradizionali, come le pratiche di alimentazione infantile.
“La nostra ricerca supporta l’idea che le esposizioni durante le finestre critiche dello sviluppo della gravidanza possano programmare la salute della prole – sottolinea l’autrice senior Carrie V. Breton, professoressa della Bursky School of Public Health della Washington University di St. Louis e del Dipartimento di Scienze della Popolazione e della Salute Pubblica della Keck School of Medicine dell’University of Southern California – Diversi meccanismi biologici possono collegare la qualità del sonno nelle ultime fasi della gravidanza alle traiettorie di peso dei bambini. Ad esempio, un sonno insufficiente può influenzare la programmazione della salute metabolica materna o infantile, o entrambe, il che a sua volta potrebbe influenzare la distribuzione della massa grassa neonatale e portare a profili lipidici anomali o a una maggiore infiammazione. In alternativa, anche i percorsi di stress associati a un maggiore rischio di obesità infantile potrebbero svolgere un ruolo”.
La scarsa qualità del sonno in gravidanza “è comune e spesso trascurata – conclude l’autrice principale Xiaoran Yang, Dipartimento Scienze della Popolazione e Salute Pubblica della Keck School of Medicine all’University of Southern California – e i nostri risultati suggeriscono che monitorarla durante le visite prenatali di routine potrebbe essere un passo semplice ed efficace verso una crescita più sana per la prossima generazione”.


