Spopolamento alpino, tre comuni della Val Soana offrono case e coworking
- 8 Luglio 2026
- Popolazione
Si chiama Vihta, che nel dialetto (patois) franco-provenzale significa “stare”, il progetto anti-spopolamento a cui hanno aderito Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana, tre comuni della Valle Soana, nel Parco Nazionale Gran Paradiso. L’obiettivo è far vivere una breve esperienza nei comuni montani, con servizi di coworking, per valutare l’ipotesi di un trasferimento definitivo.
Le candidature erano aperte dal 5 giugno al 20 luglio 2026, mentre la sperimentazione vera e propria si svolgerà tra il 20 settembre e il 18 ottobre 2026.
Il target dichiarato include professionisti in smart working, famiglie, ricercatori, studenti universitari, freelance — chiunque sia disposto a “mettersi alla prova” come neo-abitante temporaneo, non come turista mordi-e-fuggi.
Come funziona: case, co-working e una comunità accogliente
Il meccanismo è semplice nella forma, ambizioso nella sostanza.
Vihta offre alloggi condivisi, ricavati da locazioni locali e da una rete di seconde case messe a disposizione, insieme a postazioni di co-working con connessione internet. L’elemento distintivo del progetto è la partecipazione della comunità: amministrazioni comunali, residenti e realtà locali seguono i partecipanti per tutta la durata della residenza, con un calendario di attività pensato per favorire l’integrazione reale nel tessuto sociale della valle. L’anima del progetto, interessante anche in ambito urbano e migratorio, è che il territorio non sia solo un insieme di chilometri quadrati da condividere, ma uno spazio da vivere insieme.
Le quote di partecipazione sono agevolate: 200 euro per due settimane, 300 euro per quattro, con sconti ulteriori per chi aderisce alla Comunità Sassifraga Aps, l’associazione che coordina l’iniziativa sul territorio.
Per le famiglie con figli fino a dieci anni, la partecipazione è gratuita, e viene offerta anche la possibilità di continuità scolastica in loco. Un dettaglio che pesa quanto la casa per chi valuta un trasferimento stabile, perché è spesso la scuola, non l’abitazione, a far saltare i piani di chi vorrebbe lasciare la città.
Il quadro istituzionale: cosa c’è dietro Vihta
Vihta è la prima residenza temporanea sperimentale della valle e si inserisce nel più ampio Soana Valley Habitability Action Plan, il piano di azione per l’abitabilità promosso dai tre comuni insieme alla Comunità Sassifraga Aps.
Il progetto è finanziato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, attraverso il programma Apice — Giovani, partecipazione e imprese per le Alpi, avviato nel luglio 2024 in collaborazione con Réseau Entreprendre Piemonte per sostenere l’imprenditorialità giovanile nelle valli alpine di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Il contributo specifico stanziato per il progetto di residenzialità in Valle Soana ammonta a 75mila euro.
Da Vihta un modello nazionale?
Il valore di Vihta sta nel metodo, più che nel numero di persone coinvolte in una singola edizione. Il progetto sposta il tema dello spopolamento dal piano della diagnosi — i report, gli indici, le percentuali — a quello della sperimentazione concreta: mettere davvero alla prova, per settimane, cosa significhi vivere in una piccola comunità alpina, prima di decidere se trasferirvisi.
Il nodo di fondo, che nessun singolo progetto pilota può risolvere da solo, resta quello dai dati: nessun incentivo isolato ferma lo spopolamento se non è accompagnato da un pacchetto coerente di condizioni: casa, connessione digitale, scuola, lavoro, e un patto sociale reale con chi arriva.
Gli altri bandi Apice per gli under 40
Nella cornice di Apice sono attivi bandi rivolti agli under 40 che vogliono avviare o consolidare imprese nei 22 comuni della Valle di Susa e nei tre della Valle Soana, con percorsi gratuiti di incubazione, mentoring e contributi fino a 25mila euro per i progetti più promettenti.
Vihta è quindi un tassello di una strategia più ampia che prova a tenere insieme casa, lavoro e impresa come condizioni congiunte per invertire lo spopolamento alpino, non come leve separate.
Il quadro demografico: la Valle Soana non è un caso isolato
I numeri spiegano l’urgenza dietro il progetto. Secondo i dati Istat sul periodo 2013-2023, la popolazione delle Alpi italiane è scesa da 4.364.538 a 4.311.827 abitanti, una flessione dell’1,2% in dieci anni che pare contenuta ma nasconde una trasformazione più profonda.
Nello stesso periodo, infatti, la quota di over 65 è salita oltre il 25% — con punte vicine al 30% in regioni di confine come Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia — mentre la popolazione in età lavorativa è scesa al 62,6%, contro il 66,4% della media nazionale.
L’indice di vecchiaia, il rapporto tra anziani e giovani under 15, è passato da 1,5 a 2,1 in un decennio. Il tasso medio annuo di crescita della popolazione alpina italiana tra il 2014 e il 2023 è stato negativo, pari a -0,43%, e il saldo naturale — nati meno morti — resta stabilmente in rosso, a -3,1 per mille nello stesso periodo.
C’è però un dettaglio che complica la narrazione dello spopolamento come fenomeno lineare: oltre il 70% dei comuni alpini ha registrato nel 2023 un saldo migratorio interno positivo rispetto alle aree non alpine, segno che c’è chi sceglie di trasferirsi in montagna.
Questo flusso in entrata viene spesso compensato, e in alcuni casi superato, dall’uscita di giovani in cerca di studio e lavoro, che continuano a lasciare le valli più isolate.
Il risultato è una montagna che attrae e respinge nello stesso momento, con esiti molto diversi da valle a valle: i centri di fondovalle meglio collegati, con più servizi e mobilità efficiente, crescono o si stabilizzano; le valli più marginali, come quelle laterali del Canavese, restano esposte al rischio di ulteriore erosione demografica.

