Emergenza abitativa, famiglia di Treviso sfrattata dall’Ater va a dormire in macchina (il nipotino finisce in Marocco)
- 6 Novembre 2026
- Popolazione
Mentre le istituzioni europee e diversi Stati cercano di attenuarne gli effetti, l’emergenza abitativa aumenta la sua pressione. L’ultima denuncia in tal senso arriva da Treviso: “Questa è la mia dimora, di notte fa freddo, ho alcune coperte e in qualche modo mi arrangio. Speriamo che qualcuno si metta la mano sul cuore con l’inverno che arriva”, dice al Corriere del Veneto Paola Groppo, 68 anni, sfrattata dall’Ater (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale) per le rate non pagate.
Maricarmen e Paola: la crisi abitativa da Madrid a Treviso
La dinamica ricorda quella di Maricarmen Abascal, l’87enne con disabilità sfrattata dal suo appartamento di Madrid il 23 settembre 2026 e deceduta il 7 ottobre all’ospedale Gregorio Marañón di Madrid, dove era stata ricoverata in seguito al suo sfratto coatto. La donna era stata riammessa nella sua casa dopo le diffuse proteste dei suoi concittadini (e lo stop agli sfratti varato dal governo Sanchez), ma ormai le sue condizioni di salute erano peggiorate irrimediabilmente.
Come nel caso di Maricarmen (cui era stato chiesto un canone più che triplicato), anche la famiglia trevigiana non ha retto gli aumenti del canone: “Mi hanno buttato fuori casa perché hanno alzato i prezzi dell’affitto e non riuscivamo a starci dietro come famiglia hanno cambiato le serrature di casa e del garage, abbiamo ancora cose dentro. Mio nipote lo abbiamo mandato dagli altri nonni, non potevamo farlo dormire in macchina”, spiega Groppo al Cdv parlando del nipote di sei anni che ora vive in Marocco dai nonni paterni.
Oltre alla signora Paola e al nipotino, fanno parte della famiglia sua figlia e il genero che “ora dormono da un’altra parte, sempre in auto”. “Non capisco perché le assistenti sociali e il Comune non vogliano aiutarci”, aggiunge Groppo.
La replica del Comune
Secondo quanto riporta l’assessorato alla Famiglia del Comune di Treviso, il debito della famiglia ammonterebbe a 20mila euro. “Lo sfratto è per morosità”, spiega l’assessore Gloria Tessarollo, che aggiunge: “Avevamo pensato per loro un piano di rientro che non è stato rispettato, probabilmente perché si trattava di una cifra importante accumulata in anni. Non ci hanno mai chiesto aiuto in fase di accumulo del debito. Sono venuti da noi quando era troppo tardi e ormai non era una via percorribile nemmeno la rateizzazione. La signora è stata sentita dall’assistente sociale la settimana scorsa, ci aveva detto di aver trovato ospitalità dal compagno. La capacità economica della famiglia permetterebbe loro di affittare un alloggio nel libero mercato perché hanno una pensione e uno stipendio. La soluzione? Che si affittino una casa. Non ci sono altre soluzioni. Il minore portato in Marocco? Hanno fatto una scelta anche saggia, non poteva dormire in macchina. Io francamente mi chiedo perché dovremmo dare delle case destinate all’emergenza abitativa a persone con stipendio e pensione”, conclude Tessarollo.
Ma cosa dice la legge?
Morosità negli alloggi popolari: cosa succede prima dello sfratto e quali tutele sono previste
Il mancato pagamento dell’affitto nelle case popolari non porta all’espulsione immediata dell’assegnatario. In Veneto la materia è regolata dalla legge regionale 39/2017 (e dal regolamento 4/2018), che fissa una sequenza amministrativa precisa prima dell’avvio di qualsiasi procedura esecutiva.
La decadenza dal beneficio dell’alloggio scatta formalmente quando la morosità supera quattro mensilità nel pagamento del canone o delle quote di gestione dei servizi comuni. Ricevuta la contestazione, l’inquilino ha novanta giorni dalla messa in mora per sanare il debito. Questa opzione è consentita una sola volta nell’arco dello stesso anno solare.
In ogni caso, prima di dichiarare la decadenza, l’Ater o il Comune devono acquisire il parere della Commissione alloggi provinciale.
Sul piano delle tutele, la normativa distingue tra inadempimento colpevole e situazioni di effettiva difficoltà economica. Quando il mancato pagamento dipende da disoccupazione improvvisa o grave malattia di un componente del nucleo familiare, l’ente gestore può concedere piani di rientro rateizzati e proroghe dei termini. In queste circostanze, l’Ater segnala il caso ai servizi sociali del Comune di residenza per verificare l’accesso al fondo di solidarietà regionale o a contributi straordinari a sostegno dell’affitto. Se tuttavia il piano di rientro concordato viene disatteso, o se le verifiche patrimoniali accertano la presenza di entrate fisse giudicate sufficienti a coprire il debito accumulato, l’amministrazione procede con il provvedimento definitivo di rilascio forzoso, escludendo il nucleo dal circuito della protezione sociale.
Affitti Ater e rincari: quanto pagano gli inquilini e come viene calcolato il canone
Il calcolo dei canoni di edilizia residenziale pubblica ha subito una profonda revisione con il passaggio dai vecchi scaglioni di reddito al modello basato sull’Isee-Erp (Edilizia residenziale pubblica)introdotto dalla riforma del 2017.
L’indicatore economico equivalente dell’edilizia pubblica ricalca la certificazione Inps ordinaria, ma viene ricalcolato depurando il valore dalla detrazione per il canone di locazione già corrisposto. Il canone finale nasce dall’incrocio tra le caratteristiche oggettive dell’immobile (superficie, stato di conservazione, zona) e la capacità contributiva della famiglia, parametrata all’Isee-Erp.
Per legge, la quota richiesta non può comunque superare una determinata percentuale del reddito complessivo, applicando il principio della sopportabilità economica del canone. In base al Regolamento Regionale Veneto n. 4/2018, questa quota è tra l’8% e il 18% dell’Ise-Erp familiare, graduata in proporzione alla fascia di appartenenza.
Da dove nasce il nodo dei rincari
I rincari che periodicamente sollevano contestazioni tra gli assegnatari sono legati a due fattori. Da un lato, il meccanismo Isee valorizza non soltanto i redditi da lavoro e pensione, ma anche i patrimoni mobiliari (conti correnti, buoni postali, investimenti) e le proprietà immobiliari, determinando l’uscita automatica dalla fascia di protezione sociale per i nuclei che accumulano risparmi.
Dall’altro, una parte rilevante delle spese mensili non riguarda il canone puro ma gli oneri accessori, quali costi energetici del singolo immobile, le spese di riscaldamento centralizzato (entrambi in verticale aumento negli ultimi mesi) e le quote condominiali per la manutenzione delle parti comuni. Tutte queste voci incidono direttamente sulla bolletta finale inviata da Ater, trasformando talvolta anche un alloggio a canone agevolato in un costo difficile da sostenere per nuclei monoreddito o composti da soli anziani.
Emergenza abitativa a Treviso: graduatorie, richieste di alloggio e famiglie in attesa
La tensione attorno alle case popolari nella Marca trevigiana si misura nella sproporzione strutturale tra domande presentate e assegnazioni effettive. Nell’ultimo bando generale del Comune di Treviso, le istanze presentate dalle famiglie sono state oltre 700: dopo la fase istruttoria curata con il supporto tecnico di Ater Treviso, la graduatoria definitiva ha ammesso 573 nuclei familiari in posizione utile per ottenere un’abitazione pubblica.
L’accesso rimane un collo di bottiglia: su scala provinciale, le famiglie che si trovano formalmente in lista d’attesa superano quota 1.300, a fronte di un tasso di assegnazione che si ferma a poche centinaia di appartamenti consegnati all’anno. A frenare lo scorrimento delle liste non è soltanto la scarsità di nuovo patrimonio pubblico, ma il numero di alloggi indisponibili. Nella provincia di Treviso il patrimonio complessivo gestito da Ater sfiora le 5.300 unità immobiliari, ma oltre 1.400 risultano vuote, sfitte o in attesa di ristrutturazione. Si tratta di appartamenti che non possono essere riassegnati ai sensi di legge fino a quando non vengono completati gli interventi di rifacimento degli impianti, di efficientamento energetico o di abbattimento delle barriere architettoniche.
La carenza di fondi straordinari per riqualificare rapidamente questo stock edilizio dilata i tempi di consegna, mentre la saturazione del mercato privato delle locazioni, spinto dai canoni elevati e dalla diffusione degli affitti brevi, rende quasi impossibile per le famiglie a basso reddito trovare un’alternativa abitativa al di fuori dell’Erp.

