Li Meizhen, maratoneta cinese conclude la gara nonostante il ciclo mestruale – Video
- 24 Luglio 2026
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È giusto che il ciclo mestruale rovini l’appuntamento a cui lavori da mesi, da un anno o da una vita? Per Li Meizhen, no.
La maratoneta cinese ha completato la gara nonostante al 34esimo chilometro della Hengshui Lake Marathon le siano arrivate le mestruazioni. L’atleta, allora 25enne, ha tagliato il traguardo mentre il sangue le scorreva in modo visibile lungo le gambe, e ha impedito un fatto biologico (ma ancora tabù) di rovinare la sua performance. Li Meizhen ha concluso la maratona nell’ottimo tempo di 2 ore, 35 minuti e 7 secondi, classificandosi sedicesima tra le donne.
La vicenda risale al 22 settembre 2024, ma solo ora sta facendo il giro del mondo grazie a un video diventato virale sui social.
La riflessione più preziosa è nella sua intervista post gara: “Se mi fossi ritirata, avrei dovuto correre un’altra maratona”. Nessuna dichiarazione sensazionalistica, solo parole naturali, come naturale è l’arrivo del ciclo mestruale.
Tabù del ciclo mestruale e la tesi di Federica Pellegrini
Il ciclo non riguarda solo il tema (ancora attuale) dello stigma sociale, ma anche quello della performance, sportiva e non.
In Italia, la prima atleta a parlare di ciclo mestruale in relazione al rendimento è stata Federica Pellegrini. Dopo le Olimpiadi di Rio 2016, la campionessa di nuoto spiegò al Corriere della Sera che il quarto posto nei 200 stile libero fu causato da un’errata valutazione su quando sarebbe arrivato il ciclo: “L’ho calcolato malissimo e mi sono trovata a gareggiare nel momento peggiore fisicamente”.
Sei anni dopo, nel 2022, Federica Pellegrini ha elevato l’impegno contro il tabù del ciclo mestruale discutendo all’Università San Raffaele di Roma una tesi di laurea honoris causa intitolata “La Donna e la Performance Sportiva: come il ciclo mestruale può influenzarne la prestazione”. Dopo aver ricevuto il titolo in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie preventive e adattate, La Divina spiegò: “È il coronamento di una parte della mia vita. Portare una tesi sul ciclo mestruale nelle atlete, un argomento a me molto caro, mi ha dato tanta soddisfazione”.
Benedetta Pilato sull’ovaio policistico
Due anni fa, è intervenuta sul tema anche la nuotatrice Benedetta Pilato che, parlando con Elle, ha spiegato: “Il ciclo mestruale influenza le nostre prestazioni, non possiamo essere sempre al top come gli uomini. Non è un tabù per me, io ne parlo tranquillamente”.
Pilato ha fatto luce su una particolare condizione ormonale, la sindrome dell’ovaio policistico, che può rendere il ciclo irregolare e doloroso. Nel 2022, secondo quanto raccontato da lei stessa, arrivò ad avere il ciclo sei volte in tre mesi, una circostanza che rende evidente quanto il ciclo mestruale possa complicare la carriere delle atlete.
Il free bleeding
L’episodio di Li Meizhen ha richiamato alla memoria il precedente della nuotatrice cinese Fu Yuanhui, che, ai Giochi di Rio 2016, portò l’attenzione sul free bleeding, ovvero la pratica di non utilizzare alcun prodotto igienico assorbente in presenza del ciclo.
Yuanhui è stata una delle prime atlete, inoltre, a sollevare il tema di adattare la preparazione atletica alla fisiologia femminile, superando un modello sportivo basato soltanto sui ritmi e sulle metriche maschili.
Come il ciclo sta cambiando gli allenamenti delle donne
Il dibattito sul tema ha portato a dei risultati concreti, anche se la strada è ancora lunga.
Negli ultimi anni, infatti, l’allenamento femminile ha smesso di trattare il ciclo come un dettaglio “privato” e ha iniziato a considerarlo una variabile di carico, recupero e rischio infortunio.
Un passaggio importante risale al 2020, quando il Chelsea Women ha reso pubblico l’uso dell’app FitrWoman e di piani individuali costruiti attorno alle fasi del ciclo. La manager Emma Hayes spiegò che l’obiettivo era migliorare la performance e ridurre gli infortuni, mentre anche la nazionale inglese di calcio femminile (England women) aveva cominciato a programmare l’allenamento “around their menstrual cycles” sotto la guida della performance director Dawn Scott.
Da allora il tema è entrato in modo più sistematico nello sport d’élite: nel 2024 il medico della nazionale inglese Ritan Mehta ha detto alla Bbc che la squadra aveva iniziato a concentrarsi sul ciclo “circa cinque o sei anni fa” e che oltre metà dei club della Women’s Super League usava ormai strumenti di tracking come FitrWoman per adattare allenamento e nutrizione.
Sul piano della ricerca, la review di Carmichael del 2021 ha riassunto il dibattito sui possibili effetti delle diverse fasi del ciclo sulla performance, mentre nel 2024-2025 sono aumentati gli studi e i protocolli che provano a testare programmi “cycle-based” o almeno più personalizzati.
Nonostante i passi in avanti, ancora molte federazioni e molte donne (anche fuori dallo sport) non sono ancora tutelate di fronte al calo fisiologico e di rendimento che il ciclo mestruale può provocare.

