Un europeo su 100 ha il padre biologico diverso da quello registrato all’anagrafe
- 27/03/2025
- Popolazione
Immaginate di avere davanti a voi cinque classi di scuole elementari da venti alunni. Pensereste che uno di loro ha un padre diverso da quello biologico? Forse no, eppure il genetista Maarten Larmuseau ha scoperto che questa situazione riguarda un bambino ogni 100 in Europa.
Durante gli studi condotti presso l’Università Ku Leuven, in Belgio, Larmuseau ha analizzato dati genealogici e test del Dna sfatando il mito per cui la paternità extra-coppia fosse un fenomeno molto più diffuso nel passato. Negli ultimi cinquecento anni circa l’1% dei figli nati in Europa ha un padre biologico diverso da quello registrato nei documenti ufficiali, anche se questo valore non è costante. La percentuale cambia a seconda del periodo storico, dei Paesi analizzati e del contesto sociale.
Figli con padre diverso, come cambiano i dati
In alcune città industriali del XIX secolo, come nei quartieri operai di Belgio e Paesi Bassi, la percentuale di paternità extra-coppia arrivava fino al 6%. Qui, l’alta mortalità maschile, la precarietà economica e le condizioni di sovraffollamento urbano hanno probabilmente influito sulla maggiore incidenza di rapporti extraconiugali.
In Africa, invece, si riscontrano variazioni ancora più marcate. Tra i Dogon del Mali, una comunità con rigide norme sociali sulla sessualità e la fedeltà, il tasso di figli nati da padri non biologici è molto basso, intorno al 2%. Tra gli Himba della Namibia, invece, dove le donne hanno maggiore libertà nella scelta del partner, la percentuale arriva fino al 48%, segno di una concezione molto più flessibile della paternità.
Anche il periodo storico influisce. Nel Medioevo europeo, ad esempio, la paternità biologica era più difficile da verificare e il matrimonio veniva spesso considerato più una questione di eredità e alleanze sociali che di legame affettivo. In questi contesti, la fedeltà coniugale poteva essere meno rilevante rispetto alla necessità di garantire una discendenza riconosciuta.
Metodologia utilizzata
Per arrivare a queste conclusioni, Larmuseau ha utilizzato un metodo basato sulla combinazione di analisi genetiche e genealogiche. Uno degli strumenti chiave è stato lo studio del cromosoma Y, trasmesso esclusivamente lungo la linea paterna. Confrontando il Dna di uomini che, secondo i documenti storici, dovevano appartenere alla stessa linea familiare, gli scienziati hanno individuato discrepanze che indicano episodi di paternità extra-coppia.
L’analisi ha coinvolto migliaia di individui con antenati documentati risalenti fino al XIV secolo. Il confronto tra il Dna e i registri storici ha permesso di determinare i tassi di figli nati fuori dal matrimonio ufficiale, evidenziando picchi in alcuni contesti specifici, come quelli urbani e industriali dell’Ottocento.
Il caso di Beethoven
Uno dei casi più eclatanti emersi da questi studi riguarda Ludwig van Beethoven.
Nel 2023, un team di ricercatori ha analizzato alcune ciocche di capelli attribuite al celebre compositore e ha confrontato il suo Dna con quello dei discendenti della famiglia Beethoven. Il risultato è stato sorprendente: il cromosoma Y di Beethoven non corrispondeva a quello dei suoi presunti parenti diretti.
Questo significa che, a un certo punto della linea genealogica tra Aert van Beethoven (1535-1609) e Ludwig, si è verificato un caso di paternità extra-coppia. Il momento esatto dell’evento rimane incerto, ma si ipotizza che possa essere avvenuto tra il XVI e il XVIII secolo. L’indagine è stata pubblicata dall’Università di Cambridge.
Tra scienza ed etica
Questi studi evidenziano quanto i concetti di famiglia e di paternità siano mutevoli nel corso del tempo e dello spazio. Il fatto che il tasso di paternità extra-coppia vari a seconda di epoca e contesto indica che non si tratta solo di un fenomeno biologico, ma anche culturale, che solleva una domanda etica: quanto conta la biologia rispetto all’affetto di un padre?
L’evoluzione dei nuclei familiari ha un ruolo nel rispondere a questa domanda. Negli ultimi anni, la società si è spostata verso un criterio più “empirico” che “burocratico”: non basta aver dato alla luce un figlio per essere genitore. Con l’aumento delle separazioni, divorzi e famiglie ricostituite, sempre più donne e uomini si trovano a vivere relazioni affettive con i figli del partner, contribuendo alla loro educazione e crescita emotiva, pur senza legami genetici diretti.
Per un’analisi approfondita sul tema: “I figli degli altri” e l’evoluzione della maternità nella società moderna
Le parole rivolte da Vivian Jenna Wilson al suo padre biologico Elon Musk ricordano cosa conta davvero per un figlio. Vivian è una ragazza transgender e suo padre, non ha mai accettato il cambiamento di genere di sua figlia. A luglio scorso, parlando con Nbc News, Wilson ha accusato Musk di essere stato un padre assente e crudele che non ha mai accettato l’orientamento queer di sua figlia. Il braccio destro di Trump non ha cambiato idea sull’identità di genere neanche di fronte a questa esperienza. Anzi, per lui la figlia è “morta, uccisa dal virus della mente woke”. Ha pronunciato queste parole in diretta su X durante una videointervista con lo psicologo Jordan Peterson.
Parole scioccanti (qui per approfondire) che hanno portato alla definitiva rottura padre-figlia: “Penso che lui desse per scontato che non avrei detto niente e che avrei lasciato correre, senza essere contestato. – ha spiegato – Cosa che non farò perché se menti su di me, tipo, sfacciatamente a un pubblico di milioni di persone, non lascio correre”.
Insomma, non sempre il padre riconosciuto all’anagrafe è il vero padre. A volte perché lo dice la scienza, a volte perché lo dimostra la vita.