Casa e lavoro: cosa manca ai giovani per realizzare matrimonio e figli?
- 15 Luglio 2026
- Famiglia
Oltre due terzi dei giovani vuole sposarsi: cosa li frena? A spiegarcelo è l’Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, che ha condotto il Demographic Futures Survey 2026, coinvolgendo oltre 108.000 giovani adulti tra i 18 e i 39 anni in 73 Paesi e territori. Questo studio, uno dei più vasti a livello globale, rivela una verità profonda: non è venuto meno il valore attribuito alla famiglia, ma sono mutate drasticamente le condizioni per realizzarla. Il campione offre uno spaccato generazionale che naviga tra grandi aspirazioni e una realtà segnata da incertezza economica e instabilità abitativa.
Il paradosso del desiderio: tra aspirazione e realtà
Non sono venuti meno i “valori tradizionali” perché il 70% degli intervistati continua a vedere il matrimonio come parte del proprio percorso di vita ideale. Nello specifico, il 36% preferirebbe sposarsi prima di convivere, mentre il 34% vede il matrimonio come un passo successivo alla coabitazione. Tuttavia, il divario tra desideri e vita vissuta è netto: tra i giovani di 25-39 anni che vorrebbero un partner, ben uno su quattro è attualmente single e non frequenta nessuno. Questa solitudine involontaria colpisce maggiormente gli uomini (30%) rispetto alle donne (19%). È interessante notare come la preferenza per rimanere single riguardi solo il 16% dei giovani a livello globale, con picchi più alti in America Latina (22%) e Asia-Pacifico (20%).
La sicurezza economica come “conditio sine qua non”
Ma cosa frena questi giovani dal realizzare le proprie aspirazioni? Secondo il sondaggio, il freno principale è materiale. La sicurezza economica è indicata dall’81% dei giovani come il requisito fondamentale per formare una coppia, e sale all’88% quando si parla di diventare genitori. I giovani di oggi non cercano solo un lavoro, ma una vera e propria stabilità: l’87% ritiene essenziale un impiego stabile e l’85% cita la prontezza emotiva come precondizione imprescindibile. Quando si analizzano gli ostacoli concreti, i vincoli economici e abitativi dominano la classifica: sono considerati una barriera primaria dal 57% degli intervistati per la vita di coppia e dal 72% per la nascita di figli. È un dato che accomuna quasi tutte le regioni, evidenziando come la casa e il reddito siano i veri pilastri mancanti della demografia contemporanea.
Quanti figli desiderano i giovani oggi?
Il modello della famiglia con due figli resta l’ideale più diffuso in cinque delle sette regioni analizzate, tra cui Europa e Nord America (44%) e Asia-Pacifico (47%). Tuttavia, esiste uno scollamento drammatico tra l’ideale dichiarato dai più giovani (18-39 anni) e la realtà di chi si avvicina alla fine del percorso riproduttivo (35-39 anni). In quasi tutti i Paesi, chi ha tra i 35 e i 39 anni ha in media meno figli rispetto al numero ideale desiderato. Il divario è massimo nell’Africa occidentale e centrale, dove la differenza raggiunge quasi due figli per donna. Eppure, la spinta alla genitorialità resta profondamente emotiva: l’80% cita la gioia e la felicità portate dai bambini come motivazione principale, mentre gli incentivi governativi o le necessità del mercato del lavoro futuro sono considerati trascurabili.
Un futuro tra ottimismo e preoccupazioni globali
Ciò che sorprende è che in un mondo segnato da crisi sistemiche, i giovani mantengono una capacità di speranza: due terzi si dichiarano positivi verso il futuro. Ma l’ottimismo non è equamente distribuito: è altissimo nell’Africa occidentale e centrale (62% “molto positivi”) e crolla drasticamente in Europa occidentale e Nord America, dove solo il 19% condivide lo stesso entusiasmo. Le ombre sul domani sono concrete: oltre tre quarti del campione è preoccupato dai rischi di conflitto e sicurezza, seguiti da insicurezza economica e disuguaglianze. Curiosamente, l’intelligenza artificiale, pur spaventando quasi la metà degli intervistati, è l’ultima delle preoccupazioni rispetto alle minacce materiali immediate come la guerra o la crisi finanziaria.
Norme di genere e vita digitale
Le vecchie aspettative sociali continuano a pesare sulle scelte moderne. Lo studio evidenzia un persistente doppio standard di genere: il 29% degli intervistati disapprova che una donna lavori a tempo pieno se ha figli sotto i tre anni, mentre la disapprovazione scende al 20% se si tratta di un uomo. Le donne, inoltre, tendono a percepire con più gravità ogni singola barriera o precondizione legata alla genitorialità rispetto agli uomini.
Sul fronte tecnologico, il digitale è onnipresente: oltre il 40% trascorre più di due ore al giorno online per intrattenimento. Tuttavia, i social non sono ancora il luogo d’elezione per l’amore: il 55% dichiara di non dedicare alcun tempo online alla ricerca di un partner.
Un cambio di prospettiva necessario
Il rapporto dell’Unfpa lancia un messaggio chiaro ai decisori politici: per affrontare il calo demografico non servono “obiettivi di popolazione”, ma un approccio basato sui diritti e sulla scelta individuale. La sfida è creare le condizioni sistemiche che permettano ai giovani di realizzare i propri sogni: case a prezzi accessibili, stabilità lavorativa, congedi parentali equi e servizi per l’infanzia accessibili. Solo riducendo l’incertezza economica e promuovendo la parità di genere sarà possibile colmare il divario tra la vita che i giovani sognano e quella che sono effettivamente in grado di costruire.

