Pensioni, dal 2027 si esce dal lavoro tre mesi più tardi
- 03/04/2025
- Popolazione Welfare
Dal 1° gennaio 2027, l’età pensionabile in Italia aumenterà di tre mesi, portando il requisito per la pensione di vecchiaia da 67 a 67 anni e 3 mesi. Questo adeguamento è il risultato dell’aggiornamento periodico basato sulla speranza di vita, calcolato dall’Istat, e influenzerà chi andrà in pensione nei prossimi anni. Gli Indicatori demografici 2024 pubblicati dall’Istat lunedì 31 marzo dimostrano che il Paese ha smaltito le ricadute delle pandemia e la speranza di vita è aumentata di cinque mesi sia per le donne (85,5 anni) che per gli uomini (81,4).
Anche i requisiti per la pensione anticipata subiranno una modifica: sarà necessario aver maturato 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne.
Perché aumenta l’età pensionabile?
Il meccanismo che adegua l’età pensionabile alla speranza di vita serve a migliorare la sostenibilità del sistema previdenziale italiano, già messa a dura prova dalla crisi demografica. Secondo le stime rilasciate un anno fa dall’Inps, l’andamento patrimoniale dell’Istituto dovrebbe passare da un +23 miliardi di euro nel 2023 a un -45 miliardi di euro nel 2032. Nello stesso arco di tempo le prestazioni assistenziali e di sostegno dovrebbero passare da 148 miliardi nel 2023 a 182 miliardi nel 2032 in assenza di efficaci politiche di contrasto.
Nel frattempo, il divario tra stipendio guadagnato in carriera e importo della pensione aumenta a un ritmo incessante: un dipendente del settore privato che va in pensione con 38 anni di contributi, nel 2040 otterrà una pensione lorda pari al 58,7% dell’ultimo reddito (lordo) da lavoro. Nel 2010 il rapporto era pari al 73,6%. In appena trent’anni, il rapporto ha perso 15 punti percentuali. Per questo diventa fondamentale costruirsi una propria pensione integrativa, anche se sono ancora pochissimi gli italiani che lo fanno.
L’adeguamento automatico prevede aggiornamenti biennali per allineare l’uscita dal mondo del lavoro con l’aumento della durata media della vita. Tuttavia, negli ultimi anni gli adeguamenti erano stati sospesi, e riprenderanno dal 2027.
Quali sono i lavoratori interessati
Le nuove regole riguarderanno tutti i lavoratori che andranno in pensione a partire dal 2027, a meno che non rientrino in categorie specifiche che beneficiano di regimi agevolati o deroghe particolari. Il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia passa da 67 anni a 67 anni e 3 mesi. Per quella anticipata sarà necessario aver maturato 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne, indipendentemente dall’età anagrafica.
Queste variazioni si applicheranno anche ai lavoratori autonomi, salvo eventuali nuove riforme che potrebbero essere introdotte nei prossimi anni.
Le reazioni politiche
L’aumento dell’età pensionabile ha già suscitato dibattiti politici. La Lega, per voce del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, ha detto che il partito si batterà per evitare l’inasprimento dei requisiti pensionistici. Secondo il partito, sarebbe necessaria una legge per rivedere il sistema di adeguamento automatico, evitando che i lavoratori debbano rimanere in attività per un periodo sempre più lungo.
Quali prospettive per il futuro?
Oltre all’aumento previsto per il 2027, resta il tema del futuro delle pensioni per le generazioni più giovani. Gli attuali trend demografici indicano che chi è oggi nel mondo del lavoro potrebbe dover attendere i 70 anni o più per accedere alla pensione, a meno che non si intervenga con una riforma strutturale. Il peso crescente delle pensioni anticipate e il rallentamento del ricambio generazionale nel mondo del lavoro rischiano di mettere ulteriormente sotto pressione il sistema previdenziale italiano.
Gli effetti della crisi demografica
Lo scorso anno l’Italia ha registrato il record minimo di nascite (appena 370mila) con un tasso di fecondità dell’1,18 figli per donna. Ma le culle vuote non sono l’unica causa della crisi demografica. Solo lo scorso anno 191mila persone hanno lasciato il Paese (+20,5% rispetto al 2023). Tra gli expat, 156mila erano cittadini italiani, +36,5% rispetto al 2023.
Il Paese continua a perdere lavoratori e quelli che restano sono sempre più anziani. Confcommercio stima che nel 2025 nel settore del commercio, della ristorazione e dell’ospitalità ci saranno 258mila posti di lavoro scoperti (+4% rispetto al 2024). Il calo dei lavoratori è generalizzato e allarmante. Il rischio è che il meccanismo automatico di adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita non basti. Per questo, l’esecutivo sta ampliando la possibilità di rimandare la pensione per scelta e disincentivando l’uscita anticipata dal lavoro.
In base a una novità prevista nella Legge di Bilancio 2025, da quest’anno le Pubbliche amministrazioni possono trattenere in servizio i dipendenti migliori, ovvero con giudizi di “ottimo”, “eccellente” o analoghi nelle valutazioni della performance, fino ai 70 anni purché loro non rifiutino. Potranno accedere a questa novità solo gli enti che abbiano dimostrato nel Piao (misura nel Piano integrato di attività e organizzazione) la necessità di questa trattenere i lavoratori in base alle proprie dimensioni ed esigenze organizzative.
Con la scorsa Manovra il governo ha anche potenziato il cosiddetto Bonus Maroni, un incentivo destinato ai lavoratori che scelgono di rimandare la pensione anticipata. La misura mira a frenare l’esodo di dipendenti dal mercato del lavoro, premiando chi decide di rimanere attivo con un aumento netto della busta paga.
Per approfondire: Pensioni, come aumenta lo stipendio per chi resta al lavoro