Il futuro delle pensioni passa dalla demografia: l’allarme degli esperti
- 28 Aprile 2026
- Popolazione
L’impatto dei cambiamenti demografici sugli equilibri economici e sociali, e la necessità di un approccio integrato tra politiche economiche, sociali e demografiche per affrontare le sfide che ne derivano. Di questo si è parlato ieri al Crowne Plaza di Roma al convegno organizzato da Inarcassa, che ha riunito ha riunito esperti ed esponenti del mondo accademico ed economico per riflettere sul futuro della previdenza. La società del futuro, infatti, sarà più anziana e (forse) più piccola, ha spiegato il capo del Dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia, Andrea Brandolini, intervenuto all’evento.
In Italia transizione demografica molto rapida
Il problema è noto. “Il passaggio da elevati tassi di natalità e mortalità a tassi più bassi, con conseguente invecchiamento della popolazione, pone sfide significative per la nostra società e il welfare“, ha spiegato Ugo Inzerillo, economista e consulente di Inarcassa. Un problema comune a tutte le economie avanzate ma che in Italia è particolarmente rilevante, considerando l’aspettativa di vita tra le più elevate del mondo e un tasso di fecondità che nel 2025 “continua a ridursi e che si porta al nuovo minimo storico dell’1,14%”, ha rimarcato Inzerillo aggiungendo che nel Bel Paese “la transizione demografica è molto più rapida di quanto non ci si aspettasse soltanto un decennio fa”. E, insieme a quella climatica e a quella della energy dependence, rappresenta “un tema di particolare criticità per l’economia italiana; forse, il fattore cruciale rispetto alla crescita futura della nostra economia”, ha evidenziato ancora l’economista.
Un dato per capire l’entità della questione lo ha fornito Brandolini: nel 2050, secondo le proiezioni Istat, la percentuale di persone in età compresa tra i 15 e i 64 anni diminuirà del 21% rispetto al 2024 (-7,8 mln, pari a 29,6 mln). “In assenza di interventi, il regresso demografico si tradurrà in una contrazione dell’economia”, ha sottolineato Inzerillo.
“Occorre agire su vari fattori”
Non si tratta però di una traiettoria inevitabile. Per contrastarla, l’esperto di Bankitalia ha spiegato che “occorre agire su vari fattori”, a partire dal tasso di produttività degli italiani, rimasto sostanzialmente fermo dal 2000 al 2025 e tradizionalmente tra i più bassi d’Europa. A tal fine, per Brandolini dobbiamo sfruttare al meglio le nuove tecnologie, in primis l’intelligenza artificiale, che allo stesso tempo possono favorire la “partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani, mantenimento e aggiornamento delle competenze”.
Sostenibilità del debito pubblico a rischio
Un altro aspetto particolarmente rilevante è quello dell’impatto dei trend demografici sul debito pubblico. Per fronteggiarlo, aumentare l’età pensionistica da solo non basta. Lo ha spiegato Carlo A. Favero, professori dell’Università Bocconi, che ha messo a punto un modello che consente di quantificare gli effetti della dinamica demografica negli ultimi 50 anni e realizzare simulazioni sul prossimo mezzo secolo. Ebbene, secondo le stime Italia, Spagna e Stati Uniti vedono a rischio la propria sostenibilità del debito, mentre la Germania è più stabile e la Francia si colloca in posizione intermedia. In base al modello, la leva più efficace per rispondere a questa sfida è un intervento sui flussi migratori. A tal proposito, Tito Boeri, ex presidente dell’Inps, ha segnalato l’importanza di una buona comunicazione per favorire, anziché ostacolare, l’inserimento degli immigrati nel mondo delle professioni, senza appiattire il fenomeno, e le politiche governative, ai soli concetti di restrizione e chiusura.
Alberto Oliveti, presidente dell’Enpam e di Adepp, ha evidenziato poi la rilevanza della ricchezza privata delle famiglie, attualmente pari a tre volte il debito pubblico: un ‘tesoretto’ alimentato anche dalla minore propensione degli italiani a indebitarsi (circa il 3% rispetto alla media dei Paesi Ue) e che sta suscitando il forte interesse di grandi gruppi finanziari.
Una buona informazione sul futuro e sulla pensione fa la differenza
Ecco perché è molto importante essere consapevoli in ambito demografico, previdenziale e finanziario, come ha sottolineato ancora Boeri. Solo con una buona informazione sul futuro delle persone e sulla loro pensione, infatti, sarà possibile agire in base alle proprie esigenze e ad obiettivi chiari e definiti. Per il professore dell’Università Bocconi e della London School of Economics occorre un’informazione precisa, diretta e ben strutturata, che produce una differenza “misurabile”.
La riflessione non finisce qui. Il workshop di ieri, dal titolo ‘Le implicazioni della transizione demografica sulla crescita, sul debito pubblico e sui sistemi previdenziali’, è stato infatti la prima tappa di un percorso avviato dall’ente previdenziale di ingegneri e architetti con il Progetto di ricerca ‘Demografia e crescita in Inarcassa’, sviluppato da Inzerillo. “Vogliamo guardare al futuro per essere in grado di garantire la sostenibilità della Cassa e l’adeguatezza delle prestazioni”, ha sottolineato Massimo Garbari, presidente di Inarcassa.

