Pensava fosse perimenopausa, era Hashimoto: il racconto di Camilla Luddington e i sintomi da non confondere
- 19 Ottobre 2026
- Fertilità
Pensava si trattasse di perimenopausa, invece era un problema di tiroide: la rivelazione di Camilla Luddington, l’interprete di Jo Wilson in Grey’s Anatomy, invita a non sottovalutare alcuni sintomi e a non affidarsi all’autodiagnosi. Per molto tempo l’attrice classe ‘83, sentendosi sempre stanca e con sempre meno energia, ha scambiato la tiroidite di Hashimoto con la perimenopausa. Mentre quest’ultima è un biologico periodo di transizione che precede la menopausa, la prima è una malattia autoimmune che può ridurre l’attività della tiroide fino ad arrivare (nei casi più gravi e non trattati) all’ipotiroidismo, che consiste in una insufficiente produzione di ormoni tiroidei.
La confusione tra queste due condizioni (una naturale, l’altra patologica) è più probabile nelle donne, genere in cui è più diffusa la sindrome di Hashimoto: ecco quando è più difficile distinguerle e come non confonderle.
La differenza tra perimenopausa e Hashimoto
Alla base della confusione c’è l’atipicità dei sintomi.
Nelle fasi iniziali, la sindrome di Hashimoto può non generare alcun sintomo, ma la situazione cambia nel tempo. Perimenopausa e ipotiroidismo (conseguenza clinica principale di Hashimoto) impattano profondamente sul metabolismo e sul sistema nervoso, e possono causare sintomi analoghi:
- Irregolarità del ciclo mestruale (flussi più ravvicinati, distanziati o abbondanti);
- Stanchezza persistente, letargia e debolezza muscolare;
- Maggiore sensibilità al freddo;
- Aumento di peso inspiegabile e rallentamento del metabolismo;
- Sbalzi d’umore, irritabilità o tendenza alla depressione;
- Disturbi del sonno e insonnia;
- Perdita di capelli e pelle secca;
- Difficoltà di concentrazione (“nebbia cognitiva”).
Le donne hanno un rischio di sviluppare disturbi tiroidei da 5 a 8 volte superiore rispetto agli uomini e la menopausa può persino esacerbare o far emergere un ipotiroidismo autoimmune latente. È importante sottolineare che Hashimoto e perimenopausa possono coesistere: distinguerle è fondamentale per impostare la corretta terapia e ritrovare il benessere.
Nonostante la forte sovrapposizione, un’osservazione attenta di alcuni segnali “esclusivi” può indirizzare verso l’una o l’altra diagnosi.
Segnali più tipici della perimenopausa
I sintomi della perimenopausa sono strettamente legati alle fluttuazioni e al successivo calo degli estrogeni:
- Vampate di calore e sudorazioni notturne: la classica sensazione di calore improvviso che colpisce il petto e il viso;
- Secchezza vaginale e calo del desiderio sessuale;
- Evidenti cambiamenti del ciclo mestruale: il ciclo salta per mesi per poi ritornare, tipico della transizione menopausale.
Segnali più tipici della tiroidite di Hashimoto
Essendo una patologia autoimmune che porta a una carenza cronica di ormoni tiroidei, i sintomi tendono a essere sistemici e legati a un “rallentamento” generale:
- Intolleranza spiccata al freddo: sentire freddo costante anche in ambienti caldi (al contrario delle vampate menopausali);
- Stitichezza ostinata e severa, dovuta al rallentamento della motilità intestinale;
- Gonfiore diffuso (ritenzione idrica marcata e viso gonfio al mattino);
- Presenza di gozzo o noduli: sensazione di costrizione al collo o evidenza di una tiroide ingrossata.
Come si giunge a una diagnosi certa
Gli esami della funzione tiroidea, come Tsh, tiroxina libera, FT3 e FT4, e la valutazione degli anticorpi antitiroidei aiutano a chiarire se la (o il) paziente è affetto dalla malattia autoimmune. In particolare, la positività agli anticorpi anti-Tpo e anti-TG è il marker definitivo che conferma la natura autoimmune della tiroidite di Hashimoto. In alcuni casi può essere utile una ecografia tiroidea per valutare la struttura della ghiandola, l’eventuale presenza di noduli e il tipico aspetto “disomogeneo” dovuto all’infiammazione cronica.
Quando è presente ipotiroidismo, la terapia abituale è la levotiroxina, che sostituisce l’ormone carente. Nell’ottobre 2025 Luddington, intervistata da People, ha dichiarato di aver ritrovato più energia per la famiglia e il lavoro grazie alla levotiroxina, che può essere assunta solo dopo attenta diagnosi e dietro prescrizione medica (che ne regola anche la posologia).
Nelle interviste successive (tra cui una a Good Morning America), l’attrice ha sottolineato quanto sia fondamentale non rassegnarsi a “sentirsi sempre senza forze” pensando che sia una normale conseguenza dell’età che avanza. Camilla Luddington ha quindi inviato le donne a cercare risposte affidabili attraverso esami clinici mirati per non ritardare le cure corrette.

