L’intelligenza artificiale arriva nelle università: ecco come
- 22 Gennaio 2026
- Giovani
L’intelligenza artificiale sta correndo a una velocità senza precedenti, ma saperla usare davvero è la nuova sfida che attende gli studenti e i professionisti di domani. L’Italia è ufficialmente in prima linea in questa trasformazione grazie a una partnership strategica tra OpenAi e la Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.
L’obiettivo è chiaro: trasformare l’Ai in uno strumento quotidiano capace di potenziare l’apprendimento e la produttività.
Colmare il “divario di capacità”
Esiste oggi una distanza profonda tra ciò che gli strumenti di Ai possono fare e il modo in cui vengono effettivamente utilizzati, un fenomeno definito “divario di capacità” (capability overhang). Secondo i dati di OpenAi, un utente avanzato sfrutta le capacità di ragionamento dell’Ai circa sette volte più di un utente medio, limitandosi spesso a semplici domande invece di delegare compiti complessi. George Osborne, responsabile di OpenAi for Countries, ha lanciato l’allarme: “Se questo divario continuerà a crescere, un numero limitato di Paesi avanzerà ulteriormente, mentre altri rischiano di rimanere indietro in modi difficili da invertire”.
Per questo motivo, il programma mira a far evolvere l’uso dell’Ai verso un’adozione più matura e consapevole.
Il piano per la scuola e l’università
Il pilastro fondamentale di questa iniziativa è il programma Education for Countries, che vede l’Italia tra i primi partner globali insieme a nazioni come Estonia, Grecia e Emirati Arabi Uniti. L’iniziativa prevede l’integrazione di strumenti avanzati come ChatGpt Edu e Gpt-5.2 direttamente nei sistemi educativi, offrendo agli studenti percorsi di apprendimento personalizzati e riducendo il carico amministrativo per i docenti.
Non si tratta solo di tecnologia, ma di una vera e propria riforma delle competenze: si stima che entro il 2030 il 40% delle abilità lavorative cambierà drasticamente a causa dell’IA. Ivo Visak, Ceo di Ai Leap, ha sottolineato l’importanza di un approccio intelligente: “Stiamo studiando sia i benefici sia i rischi dell’Ai nelle aule, per garantire che supporti realmente l’apprendimento”.
Certificazioni e futuro del lavoro
Per i giovani italiani, il progetto non si ferma tra i banchi dell’università, ma prosegue verso il mondo del lavoro tramite la OpenAi Academy e specifiche certificazioni. Questi titoli serviranno a dimostrare ai datori di lavoro la capacità pratica di utilizzare l’Ai in modo efficace, garantendo un vantaggio competitivo immediato. In Italia, l’impegno si estende anche al mondo delle imprese: una partnership con il Fondo Ai di Cdp Venture Capital sostiene le startup innovative mettendo a disposizione tecnologia e mentorship.
Oltre lo studio: salute e sicurezza
L’espansione del programma OpenAi for Countries nel 2026 toccherà ambiti vitali come la salute, la sicurezza informatica e la gestione delle catastrofi e calamità naturali. L’Ai verrà utilizzata per aiutare i cittadini a comprendere meglio le informazioni sanitarie e per proteggere i servizi pubblici da frodi e crimini informatici. I risultati sono già visibili in piccoli esempi quotidiani: nei Paesi Bassi, alcuni medici utilizzano versioni personalizzate di ChatGpt per risparmiare un terzo del loro tempo burocratico, dedicandosi maggiormente al rapporto con i pazienti.
La missione finale di questi progetti è garantire che l’Ai non lasci indietro nessuno, ma diventi un’infrastruttura essenziale per ampliare le opportunità di tutti.

