Anche gli anziani abbandonano il Sud: la migrazione tra sanità in crisi e figli da aiutare
- 18 Febbraio 2026
- Popolazione
Per decenni abbiamo raccontato il Mezzogiorno come una terra che saluta i suoi figli migliori alla stazione. Giovani laureati con la valigia piena di speranze e il biglietto di sola andata per Milano, Bologna o l’estero. Ma il Report Svimez “Un Paese, due emigrazioni”, presentato il 17 febbraio 2026 in collaborazione con Save the Children, costringe ad aggiornare questa narrazione: ora alla stazione ci sono anche i nonni. E non sono lì per salutare.
I dati Svimez: un doppio esodo
Il report descrive due flussi migratori che si muovono in parallelo, alimentandosi a vicenda. Il primo, già noto, riguarda i giovani qualificati. Tra il 2002 e il 2024, quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord: al netto dei rientri, il Paese ha perso 270mila risorse utili in vent’anni.
Negli anni, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata, passando dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024, con una componente fortemente femminile. Sono emigrate dal Sud al Centro-Nord 195mila donne laureate, 42mila in più degli uomini, e la quota di qualificate tra le migranti meridionali è passata dal 22% al 70%.
Per approfondire: Addio Sud, 350mila laureati under 35 lasciano il Mezzogiorno per il Nord Italia
Il secondo flusso fotografa con chiarezza e dati solidi un fenomeno di cui si parla poco: l’esodo degli anziani dal Mezzogiorno. Tra il 2002 e il 2024, infatti, gli over 75 formalmente residenti al Sud ma che vivono stabilmente al Centro-Nord sono quasi raddoppiati, passando da 96mila a oltre 184mila. Per quanto sommersa dalla residenza formale, è possibile svelare questa migrazione interna ricostruendo i consumi farmaceutici e sanitari che “si spostano” insieme agli anziani.
Il costo complessivo di questa doppia mobilità è enorme. Svimez quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno la perdita legata alla sola migrazione interna dei giovani laureati meridionali, un trasferimento strutturale di risorse pubbliche a favore delle regioni già più forti. A questo si aggiunge il costo delle migrazioni estere: secondo le stime il Mezzogiorno brucia ogni anno 1,1 miliardi di euro per formare giovani qualificati che poi vanno via.
Perché i nonni partono: sanità e famiglia
Se le aspettative di studio e di lavoro spingono i giovani a lasciare il Sud Italia, cosa spinge un anziano a lasciare la casa di una vita per trasferirsi al Nord? La risposta è duplice.
Da un lato, il ricongiungimento familiare: i figli partiti diversi anni fa oggi sono genitori con lavoro a tempo pieno in città costose, dove i servizi pubblici non bastano e il tempo a disposizione di eventuali figli è sempre troppo poco. Il secondo motore di questa migrazione è la sanità: il Mezzogiorno soffre di una carenza cronica di servizi assistenziali adeguati, liste d’attesa insostenibili e strutture sottodimensionate. Per molti over 75, trasferirsi al Nord è una questione di sopravvivenza, di accesso a cure che al Sud sono diventate quasi impossibili da ottenere.
I nonni al Nord fanno aumentare le nascite?
Nell’attuale contesto socio-economico, l’arrivo dei nonni al Nord non è solo una questione affettiva, ma una ragionata manovra economica familiare. Come abbiamo più volte visto su queste pagine, in un’Italia dove gli asili nido rimangono insufficienti, costosi e distribuiti in modo diseguale tra regioni, i nonni rappresentano spesso l’unico ammortizzatore sociale funzionante.
Secondo stime di Coldiretti e Senior Federanziani, il lavoro di cura svolto dai 12 milioni di nonni italiani vale oltre 38 miliardi di euro l’anno, una cifra superiore alle manovre finanziarie del Paese, che copre baby sitting, accompagnamenti vari, gestione della casa e supporto psicologico ai figli, diventati a loro volta genitori. Secondo le stime, i servizi erogati gratuitamente dai nonni superano il valore di 2.000 euro al mese.
Non è un caso che, con gli stipendi immobili, l’inflazione che sale e i ritmi di lavoro serrati, per molte giovani coppie avere i genitori vicino incide direttamente sulla scelta di avere o non avere figli.
Senza i nonni fisicamente vicini, molte coppie giovani al Nord non potrebbero permettersi di lavorare entrambi a tempo pieno. E, in molti casi, questo significa non avere abbastanza soldi per mantenere e far crescere i figli.
Il nodo della natalità
Il viaggio dei nonni verso il Settentrione è una risposta razionale e al contempo disperata. Le famiglie si ricompongono dove c’è lavoro, portandosi dietro il proprio welfare privato, ma il meccanismo funziona solo finché i nonni sono giovani-anziani, capaci e disponibili. La doppia migrazione ha un costo sociale altissimo per il Sud Italia: svuota il Mezzogiorno non solo di futuro (i giovani), ma anche di memoria, di cultura e di…denaro liquido trasferendo nel Nord Italia anche le pensioni degli anziani migranti.
Luca Bianchi, direttore di Svimez, ha proposto l’introduzione a livello europeo di un Graduate Staying Premium, basato su una detassazione parziale dei redditi da lavoro dei giovani laureati neoassunti per i primi cinque anni nelle regioni nella “trappola dei talenti”. L’obiettivo sarebbe ridurre il divario salariale e rendere concretamente praticabile il diritto a restare.
Sullo sfondo c’è il rischio che i nonni continuino a fare le valigie, portando via dal Meridione l’ultimo baluardo che teneva insieme generazioni e territori.

