L’Ungheria cancella le leggi anti-Lgbtq+ di Orbán, ma la svolta è a metà: quali divieti restano
- 14 Ottobre 2026
- Mondo
Per cinque anni in Ungheria la rappresentazione di una coppia omosessuale o di una persona transgender poteva essere sufficiente a far scattare restrizioni sulla diffusione di un programma televisivo, di un libro o di un contenuto destinato agli adolescenti. Dal 2021 la legislazione voluta da Viktor Orbán collegava questi contenuti alla tutela dei minori, limitandone la circolazione anche quando non avevano carattere sessualmente esplicito. Adesso il Parlamento ungherese ha deciso di modificare quella legge.
Martedì 13 ottobre 2026, con 139 voti favorevoli e 51 contrari, i deputati hanno approvato l’eliminazione dei divieti sulla rappresentazione dell’omosessualità e della diversità di genere nei contenuti accessibili ai minori di 18 anni. È la prima significativa revisione delle restrizioni anti-Lgbtq+ dopo l’arrivo al potere del primo ministro Péter Magyar, che a maggio ha posto fine a sedici anni di governo Orbán. La decisione arriva dopo la condanna della Corte di giustizia europea, ma lascia in vigore altre disposizioni che limitano i diritti delle persone Lgbtq+.
Cosa cambia per scuole, libri e televisione
La legge del 2021 aveva introdotto limitazioni che interessavano diversi settori. Le emittenti televisive erano soggette a restrizioni nella programmazione, mentre editori e distributori dovevano rispettare condizioni specifiche nella commercializzazione di prodotti destinati ai più giovani. Anche la pubblicità poteva essere limitata sulla base della rappresentazione di relazioni omosessuali.
Con le modifiche approvate, un film che mostra una coppia dello stesso sesso o un romanzo che racconta l’esperienza di un adolescente transgender non dovrebbero più essere soggetti ai divieti del 2021 per il solo contenuto della rappresentazione. Restano applicabili le norme generali sulla classificazione dei materiali in base all’età.
Nelle scuole, la normativa precedente aveva limitato le attività riguardanti l’orientamento sessuale e l’identità di genere, disciplinando anche la partecipazione di organizzazioni esterne agli istituti. Il voto non introduce nuovi programmi educativi, ma modifica il quadro legislativo entro cui questi temi possono essere affrontati.
Il governo Orbán aveva difeso i divieti sostenendo che spettasse alle famiglie decidere come e quando parlare di sessualità con i propri figli. Le associazioni per i diritti civili contestavano invece il rischio di privare gli adolescenti di informazioni riguardanti la propria identità e le relazioni affettive.
Il Fidesz dell’ex primo ministro Orbán ha votato contro la riforma, mentre il partito Tisza del premier Magyar l’ha sostenuta grazie alla propria maggioranza parlamentare di due terzi.
Protezione dei bambini o discriminazione? Cosa ha stabilito la Corte europea
Il 21 aprile 2026, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la legge ungherese violava diverse disposizioni comunitarie, tra cui quelle sulla libera prestazione dei servizi, sulla protezione dei dati personali e sui diritti fondamentali. Le restrizioni ostacolavano infatti anche la circolazione di programmi televisivi, pubblicità e servizi digitali provenienti da altri Stati membri.
Sul piano dei diritti civili, la Corte ha ritenuto che la normativa contribuisse a stigmatizzare e marginalizzare le persone Lgbtq+. La tutela dei bambini, pur essendo un obiettivo legittimo, non poteva giustificare misure discriminatorie.
La sentenza ha segnato un precedente giuridico: per la prima volta, nell’ambito di un ricorso per inadempimento, la Corte ha accertato una violazione autonoma dell’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea, che comprende il rispetto della dignità umana, dell’uguaglianza e dei diritti delle minoranze.
Il nuovo governo ungherese ha presentato il progetto di modifica a settembre, per adeguare la normativa alla pronuncia europea. La proposta è stata approvata meno di un mese dopo.
Quali restrizioni restano in Ungheria
La cancellazione dei divieti sui contenuti destinati ai minori non cambia, per il momento, la situazione delle persone transgender, delle coppie omosessuali che desiderano adottare un bambino e di chi partecipa alle manifestazioni per i diritti Lgbtq+. Su questi aspetti continuano a pesare altre norme introdotte durante il governo Orbán.
Dal 2020, le persone transgender non possono ottenere il riconoscimento giuridico della propria identità di genere, mentre una riforma della Costituzione ungherese del 2025 ha stabilito il riconoscimento dei soli sessi maschile e femminile, rafforzando la tutela dei minori come principio costituzionale.
Nello stesso periodo sono state introdotte restrizioni alle manifestazioni pubbliche Lgbtq+, utilizzate anche per ostacolare il Pride di Budapest. Le disposizioni prevedono multe fino a 200.000 fiorini, circa 500 euro, e la possibilità di ricorrere al riconoscimento facciale per identificare i partecipanti agli eventi vietati.
Anche il diritto di famiglia presenta limitazioni. Le coppie dello stesso sesso possono accedere alle unioni registrate, ma non al matrimonio, mentre le restrizioni sulle adozioni rendono difficile ottenere il riconoscimento di entrambi i partner come genitori. È il caso di Bence Lakatos e József Vanyovszki, sposati in Danimarca nel 2016 e da anni impegnati nel tentativo di adottare un bambino. Nell’agosto 2026 Lakatos ha ottenuto l’idoneità all’adozione come persona singola, un passo avanti che non risolve però il problema del riconoscimento giuridico della coppia.
Queste limitazioni si inseriscono in una politica costruita attorno al modello tradizionale di famiglia composta da madre, padre e figli, promosso dal governo Orbán anche attraverso incentivi alla natalità e agevolazioni fiscali per le madri. Nel settembre 2025, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’allora ministro degli Esteri Péter Szijjártó aveva ribadito la centralità di questa impostazione nelle politiche demografiche ungheresi.
L’orientamento della popolazione appare tuttavia meno restrittivo. Secondo un sondaggio rappresentativo dell’istituto Medián, diffuso nel giugno 2026 dalla Háttér Society, il 57% degli ungheresi era favorevole all’abrogazione delle disposizioni che limitano i diritti Lgbtq+, mentre circa due terzi sostenevano il matrimonio e i diritti genitoriali per le coppie dello stesso sesso. Il 69% riteneva inoltre che dovessero essere consentite le manifestazioni pubbliche per i diritti Lgbtq+.


