Prima usano i social, peggio vanno a scuola: “Persi fino a sei mesi di apprendimento”
- 7 Agosto 2026
- Giovani
L’accesso precoce ai social compromette le capacità scolastiche degli adolescenti. Così il dibattito sull’accesso dei minori ai dispositivi digitali ha raggiunto una nuova e rigorosa consapevolezza scientifica grazie a uno studio italiano, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour. La ricerca ha analizzato l’impatto che l’apertura precoce di un profilo social ha sulle competenze accademiche, rilevando un quadro che dovrebbe spingere genitori e legislatori a una profonda riflessione: per i ricercatori, anticipare l’ingresso nel mondo dei social media non è un’innocua tappa della crescita, ma un fattore che può compromettere seriamente il rendimento delle future generazioni.
Il progetto Eyes Up
Lo studio è frutto del lavoro di un team multidisciplinare guidato da Marco Gui e Chiara Respi dell’Università di Milano-Bicocca, insieme a Giovanni Abbiati dell’Università di Brescia. All’interno del progetto Eyes Up (Early Exposure to Screens and Unequal Performance), i ricercatori hanno collaborato con il Centro Studi Socialis e diversi altri accademici per mappare le traiettorie educative di migliaia di giovani.
Sono stati coinvolti 5.227 studenti delle scuole superiori della Lombardia, incrociando i dati di un’indagine retrospettiva sulle loro abitudini digitali con i risultati reali ottenuti nei test standardizzati Invalsi. Il valore aggiunto di questa ricerca risiede nella sua natura longitudinale: le competenze degli studenti (in italiano, matematica e inglese) sono state monitorate in quattro momenti chiave della loro carriera scolastica: in 2ª e 5ª primaria, in 3ª media e in 2ª superiore.
La soglia critica: cosa accade a chi inizia in prima media?
Lo studio ha diviso il campione in base all’età del primo accesso autonomo ai social, confrontando chi ha aperto un profilo tra la prima e la terza media (gli “early adopters”) con chi ha atteso il primo anno di superiori.
Ciò che è emerso è che gli studenti che iniziano a usare i social in prima media mostrano un calo drammatico nei punteggi di italiano e matematica. Entro la 2ª superiore, il deficit accumulato da chi ha iniziato precocemente è di circa 0,22 deviazioni standard in italiano e 0,27 in matematica. In ambito educativo, un calo di 0,2 deviazioni standard viene considerato pari a circa 6 mesi di apprendimento persi.
Questa perdita è talmente significativa da rappresentare circa il 30% del divario che normalmente separa gli studenti con genitori laureati da quelli con genitori senza titolo di studio superiore.
Il dato più rilevante, però, riguarda la durata dell’esposizione: Più è lunga quella precoce, più il danno si intensifica. Non si tratta di una distrazione passeggera: il ritardo nelle competenze persiste e peggiora anche negli anni successivi.
Il paradosso dell’inglese e le altre conseguenze
A sorprendere è che le competenze in lingua inglese non hanno riscontrato effetti negativi. L’ipotesi dei ricercatori è che l’esposizione massiccia a contenuti online in inglese (video, meme, post) offra una sorta di “allenamento incidentale” che compensa il potenziale danno da distrazione.
Tuttavia, il quadro generale rimane preoccupante. L’uso precoce dei social è associato a:
- Una maggiore probabilità di ripetere l’anno alle superiori.
- Livelli significativamente più bassi di autoefficacia accademica (la fiducia dei ragazzi nelle proprie capacità di studio).
- Minori probabilità di ottenere voti eccellenti al termine del ciclo delle medie.
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Perché i social danneggiano lo studio? Il fattore “pervasività”
La ricerca non si è fermata ai numeri, ma ha indagato le cause. Il colpevole non è il social media in sé, ma la pervasività dello smartphone attraverso cui vi si accede. Utilizzando una specifica scala di misurazione, gli studiosi hanno scoperto che una parte enorme dell’effetto negativo (fino al 47% per la matematica) è mediata dall’uso intrusivo del telefono in momenti sacri della giornata: prima di dormire, appena svegli o durante lo svolgimento dei compiti.
I social media innescano meccanismi di sovraccarico cognitivo e multitasking problematico. La costante frammentazione dell’attenzione riduce il tempo dedicato allo studio profondo, erode le ore di sonno e sottrae spazio all’attività fisica, elementi tutti fondamentali per il corretto funzionamento della memoria e dell’apprendimento.
Cosa fare?
Gli autori sottolineano che queste stime sono probabilmente prudenziali, poiché il campione analizzato non include i casi più estremi di abbandono scolastico, dove l’impatto potrebbe essere ancora più devastante.
Ma il messaggio per la società è chiaro: le normative che prevedono il limite dei 14 anni per l’accesso autonomo ai social non dovrebbero essere considerate semplici burocrazie, ma presidi a tutela dello sviluppo cognitivo. Lo studio suggerisce la necessità urgente di programmi di alfabetizzazione digitale non solo per i ragazzi, ma soprattutto per i genitori, per aiutarli a comprendere che ritardare l’ingresso dei figli nelle “piazze digitali” è una scelta strategica per proteggere il loro futuro scolastico e intellettuale.
Immagine di copertina: Canva

