Milei vuole reintrodurre i termini “idioti”, “imbecilli” e “deboli di mente” per chi ha disabilità mentali
- 28/02/2025
- Mondo Popolazione
In Argentina sarà possibile chiamare le persone con disabilità intellettiva con espressioni come “idioti”, “imbecilli” e “debole di mente” anche nei documenti ufficiali. A stabilirlo è un nuovo decreto con cui il presidente Javier Milei ha approvato la riforma elaborata dalla Agencia Nacional de Discapacidad (Andis), l’agenzia nazionale che si occupa di disabilità. La modifica interviene su come il governo potrà chiamare questi individui e reintroduce il “ritardo mentale” tra le patologie.
Imbecilli e non solo: cosa prevede il testo
Il decreto in questione contiene una sezione esplicita che definisce le categorie di disabilità utilizzando termini ormai ritenuti offensivi. Come riportato da El País, nell’allegato del decreto si legge:
“L’idiota non ha attraversato la fase glossica, non legge né scrive, non sa cosa sia il denaro, non controlla i suoi sfinteri, non soddisfa i suoi bisogni primari, non potrebbe sopravvivere da solo. L’imbecille non sa né leggere né scrivere, soddisfa i suoi bisogni primari ed è in grado di svolgere compiti rudimentali”.
Questa formulazione, che richiama vecchie classificazioni mediche e psicologiche, ha immediatamente attirato l’attenzione per la sua natura provocatoria, sollevando preoccupazioni sul perpetuarsi di stereotipi negativi e la potenziale violazione degli standard internazionali sulla dignità delle persone con disabilità.
La risoluzione è stata pubblicata il 14 gennaio ma inizialmente è passata inosservata. La riforma serviva a cambiare una serie di procedure riguardanti le selezioni per la pensione di invalidità, ma tra i cambiamenti c’è stato anche il ritorno a un lessico che l’Argentina aveva abbandonato da anni.
Le giustificazioni del governo
Il presidente Javier Milei ha difeso l’utilizzo di tali termini sostenendo la necessità di “chiamare le cose con il loro nome”, senza ricorrere a eufemismi che, a suo dire, sono tipici della “cultura woke”. Milei ha affermato che questi termini, secondo lui, hanno “radici scientifiche” e sono sempre stati utilizzati per descrivere le differenti capacità cognitive. In questo contesto, il governo argentino intende dimostrare un approccio diretto e senza filtri nei confronti delle problematiche sociali, anche se ciò significa adottare un linguaggio che molti ritengono discriminatorio.
Le reazioni delle organizzazioni e della società
Le organizzazioni per i diritti delle persone con disabilità hanno prontamente condannato il decreto, definendolo inaccettabile e in netta violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Numerosi cittadini hanno espresso il loro sconcerto sui social media, denunciando che l’uso di termini denigratori contribuisce a stigmatizzare ulteriormente una categoria già vulnerabile. Molti richiedono un aggiornamento del linguaggio normativo per rispecchiare i progressi sociali e scientifici degli ultimi decenni.
A livello internazionale, molte Convenzioni e normative, tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, promuovono l’utilizzo di un linguaggio rispettoso e inclusivo. Questi standard mirano a tutelare la dignità umana e a eliminare ogni forma di discriminazione. La scelta di mantenere termini che oggi vengono considerati offensivi si pone quindi in contrasto con le tendenze globali, che spingono verso una maggiore sensibilità e inclusione.
Milei e la rimozione del femminicidio
Già nelle scorse settimane, Milei aveva fatto discutere per la volontà di eliminare il riferimento al femminicidio dal Codice penale argentino, annunciata durante il Forum Economico Mondiale di Davos.
Una rivoluzione che non è solo lessicale. Dopo aver paragonato “l’ideologia di genere” alla pedofilia, Milei ha spiegato il suo nuovo progetto politico dal titolo “Uguaglianza davanti alla legge”. Questo sarebbe il principio alla base della riforma: secondo Milei prevedere norme o aggravanti ad hoc per il femminicidio significa rendere legale “che la vita di una donna vale più di quella di un uomo”.
“Elimineremo il concetto di femminicidio dal Codice penale perché questa amministrazione difende l’uguaglianza davanti alla legge sancita dalla nostra Costituzione nazionale. Nessuna vita vale più di un’altra”, ha spiegato su X il ministro della Giustizia argentino, Mariano Cúneo Libarona.
Il governo neoliberale punta a una più ampia modifica delle politiche sulla parità di genere, che include anche l’eliminazione dei posti di lavoro per le persone trans e l’abolizione dei documenti per le persone non binarie.
La effettiva modifica del Codice penale argentino non è scontata perché richiede l’approvazione di una legge ad hoc in un parlamento che vede la fazione di Milei in minoranza. Intanto, nel solo 2024 l’Argentina ha registrato 255 femminicidi.