Perché gli uomini di oggi hanno meno testosterone dei loro nonni
- 2 Marzo 2026
- Fertilità Popolazione
Un quarantenne di oggi, in media, ha meno testosterone di quanto ne avesse suo nonno alla stessa età. Non è una provocazione né un luogo comune sulla “mascolinità che cambia”. È un dato osservato in più studi internazionali: a parità di età, le nuove generazioni maschili partono da livelli più bassi rispetto ai loro padri e ai loro nonni.
Il punto non riguarda solo la libido o la massa muscolare. Il testosterone interviene su energia, metabolismo, distribuzione del grasso, densità ossea, fertilità. Se il calo riguarda intere generazioni, non è più un dato tecnico: è un cambiamento che tocca la salute collettiva.
Non è solo età
Il fisiologico declino legato all’invecchiamento è noto: a partire dai 35–40 anni la produzione testicolare diminuisce gradualmente. La questione che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica è diversa: uomini della stessa età, misurati in decenni differenti, presentano valori medi diversi.
Una revisione pubblicata nel 2026 su International Journal of Molecular Sciences, firmata da ricercatori dell’Universidad de Alcalá e dell’Instituto Ramón y Cajal de Investigación Sanitaria, riassume risultati provenienti da più coorti nordamericane ed europee. In diverse popolazioni si osserva una riduzione media annua compresa tra lo 0,5% e l’1%, indipendente dall’età anagrafica. In termini concreti, significa che un quarantenne esaminato nei primi anni Duemila può avere livelli inferiori rispetto a un quarantenne analizzato negli anni Ottanta, anche se entrambi sono in buona salute.
Il fenomeno non riguarda solo uomini maturi. Analisi sui dati statunitensi relativi al periodo 1999–2016 hanno evidenziato una riduzione significativa del testosterone medio nei maschi tra 15 e 39 anni. Anche correggendo per indice di massa corporea, il trend resta visibile. Le metodologie di laboratorio sono cambiate nel tempo e non tutti gli studi sono sovrapponibili, ma la direzione del cambiamento appare coerente: le generazioni più giovani mostrano un profilo ormonale diverso rispetto a quelle precedenti.
Questa dinamica generazionale si inserisce in un contesto più ampio, che comprende anche la salute riproduttiva. Meta-analisi internazionali hanno documentato, negli ultimi decenni, una riduzione della concentrazione spermatica media nelle popolazioni occidentali. Non è corretto sovrapporre automaticamente i due fenomeni, ma la concomitanza rafforza l’attenzione sulla fisiologia maschile come indicatore sensibile delle trasformazioni ambientali e sociali.
Il peso dello stile di vita
Tra i fattori più frequentemente chiamati in causa c’è l’aumento dell’obesità. Secondo l’World Health Organization, nel 2022 il 43% degli adulti nel mondo era in sovrappeso e oltre 890 milioni vivevano con obesità. Il tessuto adiposo, soprattutto quello viscerale, non è inerte: attraverso l’enzima aromatasi converte parte del testosterone in estrogeni e altera il delicato equilibrio dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. Negli uomini con obesità marcata, i livelli possono risultare sensibilmente più bassi rispetto ai coetanei normopeso.
Eppure, l’obesità non esaurisce la spiegazione. In alcune analisi il calo si osserva anche in uomini che hanno mantenuto un peso stabile nel tempo. Entra in gioco la sedentarietà, divenuta tratto strutturale delle economie avanzate. Meno attività fisica significa minore stimolo anabolico, maggiore accumulo di grasso viscerale, peggior controllo metabolico. Il testosterone è sensibile a questi cambiamenti.
Il sonno rappresenta un altro tassello spesso sottovalutato. La secrezione del testosterone segue un ritmo circadiano con un picco mattutino strettamente legato alla qualità del riposo notturno. Studi clinici mostrano che una restrizione del sonno a cinque ore per notte per una settimana può ridurre i livelli fino al 10-15% in giovani adulti sani. Turni irregolari, esposizione serale prolungata a luce artificiale, uso costante di dispositivi digitali hanno modificato le abitudini di riposo in modo diffuso.
Lo stress cronico completa il quadro. L’iperattivazione dell’asse che regola il cortisolo può interferire con la produzione di ormoni sessuali. Pressioni lavorative prolungate, precarietà economica, carichi psicologici persistenti non agiscono in modo spettacolare ma graduale. Piccole riduzioni, reiterate nel tempo e diffuse su larga scala, diventano visibili quando si osservano i dati aggregati.
Ambiente e nuove esposizioni
Negli ultimi cinquant’anni è cambiato anche l’ambiente chimico. Plastificanti, pesticidi, composti perfluorurati e altre sostanze classificate come interferenti endocrini sono entrati stabilmente nella vita quotidiana. Studi sperimentali indicano che alcuni di questi composti possono interferire con la funzione delle cellule di Leydig, responsabili della produzione di testosterone, o alterare i recettori ormonali.
L’esposizione è diffusa e spesso cronica, anche a basse dosi. Microplastiche sono state individuate in diversi tessuti umani; residui di pesticidi sono rilevabili in campioni biologici di popolazioni non professionalmente esposte. L’inquinamento atmosferico, in particolare le polveri sottili, è stato associato a stress ossidativo e a possibili alterazioni della funzione testicolare. Stabilire un rapporto causale diretto è complesso, ma l’insieme delle evidenze suggerisce che l’ambiente contemporaneo eserciti una pressione aggiuntiva sull’equilibrio endocrino.
Anche l’uso più diffuso di alcuni farmaci può incidere. Oppioidi per il dolore cronico, glucocorticoidi, alcuni antidepressivi e altre classi terapeutiche sono state associate a riduzioni dei livelli di testosterone. In una popolazione che assume più farmaci rispetto alle generazioni precedenti, l’effetto cumulativo merita attenzione.
Salute maschile e implicazioni collettive
Il testosterone non agisce in isolamento. Livelli persistentemente bassi sono associati a maggiore rischio di sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari. Il rapporto è bidirezionale: le malattie croniche riducono il testosterone e, a loro volta, livelli ridotti possono peggiorare il profilo metabolico. In un contesto di invecchiamento della popolazione e aumento delle patologie croniche, questa interazione assume rilievo sanitario.
Sul piano riproduttivo, il testosterone è indispensabile per la spermatogenesi. Una riduzione significativa può influenzare quantità e qualità degli spermatozoi. In società caratterizzate da natalità in calo, la salute riproduttiva maschile rappresenta un elemento del quadro complessivo. Non determina da sola le scelte di fecondità, ma contribuisce a delineare le condizioni biologiche di partenza.
Oggi molti uomini chiedono di misurare il testosterone. Lo fanno perché si sentono meno energici, più affaticati, meno reattivi di qualche anno prima. Non è detto che la risposta sia sempre un ormone basso. Però il fatto che la domanda sia aumentata dice qualcosa: la percezione del benessere maschile sta cambiando, e non solo per moda.

