Allarme medici di famiglia: l’Italia centrale senza cure di prossimità
- 03/04/2025
- Welfare
L’Italia sta affrontando un paradosso medico: mentre la popolazione invecchia e ha sempre più bisogno di cure, il numero di medici di famiglia si assottiglia drammaticamente, lasciando intere aree senza assistenza. Il problema è particolarmente acuto nelle regioni dell’Italia centrale: Abruzzo, Marche, Molise e Umbria. Qui, tra borghi pittoreschi e vallate remote, trovare un medico di famiglia sta diventando un’impresa epica.
Secondo i dati che saranno presentati al X Congresso interregionale della Società Italiana di Medicina Generale (Simg), le aree interne di queste quattro regioni sono sempre più scoperte. Si tratta di una bomba a orologeria sanitaria che rischia di lasciare migliaia di cittadini senza cure primarie adeguate. Il quadro si fa ancor più critico se si considera che la medicina generale rappresenta il primo baluardo di salute pubblica: senza una rete capillare di medici, il rischio è un sovraccarico degli ospedali già al collasso.
“Stiamo assistendo a uno spopolamento delle zone interne e a uno spostamento verso le città dei pochi professionisti rimasti” avverte Gabriella Pesolillo, segretario Simg Abruzzo. “Questo fenomeno si colloca in un quadro in cui ci sono sempre meno colleghi: negli ultimi cinque anni, su 197 posti messi a disposizione per formare medici di famiglia, hanno conseguito il diploma in 123. e oltre la metà di questi ha già scelto altre strade lavorative. Per cui sono stati convocati anche i medici che frequentano il corso di formazione triennale per coprire le carenze non assegnate”.
Ma perché nessuno vuole più fare il medico di famiglia nelle zone rurali? La risposta è complessa e include una serie di fattori: pensionamenti di massa, carenza di nuove leve, condizioni di lavoro difficili e un modello di assistenza sanitaria che non incentiva la presenza capillare sul territorio. Il risultato? Paesi interi senza un riferimento medico e pazienti costretti a viaggi estenuanti per una semplice ricetta.
Un territorio fragile tra spopolamento e carenza di medici
Se nelle grandi città la carenza di medici di famiglia è meno evidente, nelle aree interne la situazione è drammatica. “Nelle Marche ci sono ampie fette di territorio con la popolazione sparsa in piccoli comuni – spiega Italo Paolini, segretario Simg Marche – L’assistenza delle cure primarie in questi luoghi resta complessa e la risposta delle Case di comunità rischia di essere peggiorativa: accorpare più comuni sotto un’unica struttura non migliorerebbe la capillarità dell’assistenza. Serve un cambio di prospettiva: bisogna collocare i medici direttamente nelle realtà territoriali disagiate, dotando gli studi di personale e strumenti digitali”.
Anche l’Abruzzo, con la sua elevata presenza di centenari e la frammentazione della popolazione tra montagne e colline, vive lo stesso problema. Qui, il numero di medici in formazione non è sufficiente a coprire il fabbisogno, e la medicina generale fatica a garantire una rete di assistenza efficiente.
In Molise, la situazione è altrettanto critica. Pur avendo, per ora, un rapporto tra medico e pazienti superiore alla media nazionale, più della metà dei medici ha superato i 65 anni e si avvicina alla pensione. “Il rischio – avverte Domenico Castaldi, segretario Simg Molise – è che, nel giro di pochi anni, il nostro sistema crolli. Negli ultimi anni la Regione ha messo a disposizione 150 borse per formare nuovi medici, ma solo 30 sono rimasti. Senza un adeguato ricambio generazionale, il Molise potrebbe presto trovarsi nella stessa situazione di altre regioni in crisi”.
L’Umbria, infine, presenta una situazione a macchia di leopardo: mentre le città sono ben coperte, nelle zone rurali e montane la carenza di medici è sempre più evidente. “Ogni anno, in Umbria, vengono formati meno della metà dei medici di cui avremmo bisogno – spiega Pietro Tasegian, segretario Simg Umbria – L’età media è elevata e in crescita. Per questo cerchiamo di essere molto attivi nell’assistenza territoriale, soprattutto a domicilio, al fine di evitare ospedalizzazioni per patologie croniche che potrebbero essere ben gestite sul territorio”.
Mentre il X Congresso Simg Interregionale si prepara a discutere soluzioni per il futuro della medicina generale, il quadro è chiaro: senza un cambio di rotta, intere regioni rischiano di restare senza cure primarie. Le riforme tardano, i medici fuggono e le comunità più isolate si trovano sempre più abbandonate a se stesse. La domanda resta aperta: chi si prenderà cura di noi domani?