Virus sinciziale nei neonati, la protezione in Italia dipende dalla regione
- 25/03/2025
- Popolazione
Se c’è un momento in cui la fortuna dovrebbe essere uguale per tutti, è sicuramente la nascita. Eppure, per i neonati italiani la protezione dal virus respiratorio sinciziale (Vrs) – una delle principali cause di bronchiolite e infezioni respiratorie nei bambini piccoli – dipende dalla regione in cui vengono al mondo. Non un capriccio della genetica, ma il risultato di un mosaico normativo che rende l’accesso alla profilassi un diritto variabile. Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto garantiscono l’anticorpo monoclonale a tutti i nati dal 1° gennaio 2024. In Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Sardegna e Umbria, invece, la copertura è riservata ai nati nella stagione epidemica. Insomma, un neonato di Torino è più protetto di un neonato di Ancona. Ma come siamo arrivati a questa disuguaglianza?
Un virus insidioso e un’arma potente, ma a macchia di leopardo
Il Vrs è un nemico insidioso. Ogni anno provoca milioni di ricoveri nel mondo e più di 100mila decessi tra i bambini sotto i cinque anni, con un picco nei mesi freddi. In Italia, la pressione sulle strutture sanitarie è massima tra gennaio e febbraio, quando i reparti di pediatria si riempiono di piccoli pazienti con bronchioliti gravi. Ma oggi un’arma esiste: un anticorpo monoclonale, il nirsevimab, che offre una protezione efficace contro il virus. Già utilizzato con successo in altre nazioni, è stato approvato dall’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) nel 2022 e dall’Aifa nel 2023.
Il problema? L’Italia non ha adottato una strategia nazionale per la sua distribuzione. Ogni regione ha fatto da sé, acquistando dosi in autonomia e decidendo chi proteggere. La conseguenza è stata una partenza a scaglioni: alcune regioni si sono mosse subito, altre solo a dicembre o addirittura a gennaio. E così, mentre in Lombardia e Veneto la copertura è universale da inizio anno, in regioni come Abruzzo e Umbria la protezione è riservata ai soli nati nella stagione epidemica. Una frammentazione che, come temuto dai pediatri, ha creato forti disuguaglianze.
Perché non tutti i neonati sono protetti dal Vrs?
Dalla ricognizione condotta dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) emergono tre livelli di copertura: protezione ampia, protezione parziale e copertura limitata. Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto si sono distinte per l’approccio più inclusivo, offrendo l’anticorpo monoclonale a tutti i nati dal 1° gennaio. Friuli Venezia Giulia, Toscana, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta hanno fissato la soglia al 1° aprile. Calabria, Liguria e Puglia la posticipano addirittura al 1° luglio, mentre Lazio e Campania hanno optato per il 1° agosto.
Ma il vero spartiacque è rappresentato dalle sei regioni – Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Sardegna e Umbria – che hanno limitato la protezione ai soli nati durante la stagione epidemica. Chi è nato prima di novembre o dopo marzo, semplicemente non ha accesso al farmaco.
L’assenza di una pianificazione centrale ha anche causato problemi logistici: in molte regioni i bambini nati fuori stagione devono ricevere la profilassi dai pediatri di libera scelta o nei centri vaccinali, mentre quelli nati nei mesi freddi la ricevono direttamente in ospedale al momento della nascita. Un sistema che non garantisce equità e rischia di lasciare scoperte intere fasce di popolazione infantile.
Le ombre sulla vaccinazione materna
A complicare ulteriormente il quadro, c’è la scarsa diffusione della vaccinazione materna contro il Vrs. Questo vaccino, approvato dall’Ema nell’agosto 2023, può essere somministrato tra la 24esima e la 36esima settimana di gestazione e garantisce al neonato una protezione passiva fino ai sei mesi di vita. Sarebbe una risorsa cruciale per ridurre i casi di bronchiolite nei più piccoli, eppure in Italia è attualmente disponibile solo in due regioni: Sicilia e Molise.
L’assenza di campagne informative e di linee guida nazionali ha lasciato le future mamme nell’incertezza, con il risultato che pochissime donne ricevono il vaccino in gravidanza. Un’occasione sprecata, considerando che nei Paesi dove la vaccinazione materna è stata introdotta, come gli Stati Uniti, si è già visto un calo significativo delle ospedalizzazioni nei neonati.
Di fronte a questo scenario frammentato, i pediatri italiani lanciano un appello: serve una strategia unica per garantire a tutti i neonati lo stesso livello di protezione. La delibera della Conferenza Stato-Regioni del 17 ottobre 2024 ha posto un primo tassello, ma non basta. L’obiettivo per la prossima stagione deve essere chiaro: superare le disuguaglianze e assicurare che ogni bambino, indipendentemente dal luogo di nascita, abbia la stessa opportunità di protezione contro il Vrs. Perché un diritto non può dipendere dal codice di avviamento postale.