In Italia il 10% più ricco detiene il 60% della ricchezza, ai giovani solo il 9%
- 15 Luglio 2025
- Popolazione
L’Italia affronta una sfida cruciale: la crescente disuguaglianza nel trasferimento della ricchezza tra generazioni, aggravata da profonde disparità socioeconomiche. Il Paese registra una delle più basse mobilità sociali tra i membri dell’Ocse. L’elasticità intergenerazionale del reddito è di 0,5, indicando che le condizioni economiche alla nascita influenzano significativamente le opportunità future. Questo significa che il destino economico di un individuo è fortemente legato alla sua origine familiare, con scarse possibilità di miglioramento.
Inoltre, la distribuzione della ricchezza è fortemente sbilanciata: il 10% più ricco della popolazione detiene il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera possiede appena il 7,4%. Questa disparità si è accentuata negli ultimi dieci anni, con la quota del 10% più benestante aumentata di 7 punti percentuali, a un ritmo doppio rispetto alla media europea.
A rilevarlo è il rapporto “La pesante eredità”, curato da Future Proof Society e il think-tank Tortuga, secondo il quale, le generazioni più giovani (Millennials e Generazione Z) dispongono di livelli di patrimonio nettamente inferiori rispetto alle generazioni precedenti (Generazione X e Baby Boomer) alla stessa età. Ad esempio, un Baby Boomer alla soglia dei quarant’anni possedeva un patrimonio circa il 50% superiore rispetto a un quarantenne di oggi.
Il nodo del problema: l’eredità e la stagnazione
La stagnazione economica e la mancata crescita dei salari reali hanno fortemente contribuito all’impoverimento delle nuove generazioni. Il report sottolinea che l’Italia non sta diventando un Paese più ricco, ma più diseguale, dove la ricchezza si concentra e la mobilità si riduce. La Curva del Grande Gatsby (rappresentazione grafica che illustra la correlazione negativa tra disuguaglianza economica e mobilità intergenerazionale) dimostra che Paesi con maggiore disuguaglianza di reddito hanno una mobilità sociale più bassa: in sintesi, le famiglie più abbienti possono garantire ai figli un migliore accesso a servizi di qualità (istruzione, sanità) e relazioni professionali privilegiate.
Lo “tsunami” di ricchezza in arrivo
Il problema rischia di acuirsi ulteriormente. Secondo le stime del rapporto, entro il 2045 si prevede un trasferimento intergenerazionale di ricchezza di circa 6.460 miliardi di euro. Questo sarà uno dei più grandi passaggi di ricchezza della storia.
La maggior parte di questa ricchezza è attualmente detenuta dalle fasce più anziane: secondo l’Indagine sui Bilanci delle Famiglie Italiane condotta da Banca d’Italia, nel 2022 la stragrande maggioranza della ricchezza nazionale (75%) è detenuta da individui over 50, di cui il 40% da pensionati (over 65), mentre meno del 9% della ricchezza è in mano alle generazioni più giovani, cioè Generazione Z e Millenial.
La “occasione mancata”: l’imposta di successione italiana
A legislazione vigente, si prevede un gettito fiscale complessivo di soli 50 miliardi di euro entro il 2045, con una media di 2,4 miliardi l’anno. Questo rappresenta meno dell’1% della ricchezza trasferita.
L’Italia è di fatto un “paradiso fiscale” per l’imposta sulle successioni, una delle più basse d’Europa. Nel 2023, le imposte di successione hanno costituito solo lo 0,3% del totale delle entrate da imposte dirette, contro il 70% dell’Irpef. Questo è dovuto ad aliquote basse e franchigie elevate, specialmente per i trasferimenti in linea retta (4% oltre 1 milione di euro).
La proposta: tassare l’eredità per il futuro
Un sistema di tassazione simile a quello vigente in Francia, Germania o Regno Unito potrebbe generare un gettito aggiuntivo di almeno 17 miliardi di euro. La proposta è un lieve incremento dell’imposta di successione sui grandi patrimoni, allineandola agli standard europei. Questa misura, secondo il report, non avrebbe un impatto negativo significativo sulle famiglie con ingenti patrimoni.
Le risorse raccolte potrebbero essere utilizzate per ridurre la tassazione sui redditi (spostare il carico fiscale su chi ha “fortuna” piuttosto che su chi si “dà da fare”) o per investimenti in sanità, istruzione e sicurezza, portando benefici concreti e duraturi all’intera società.
Questa riforma rappresenterebbe una forma di giustizia fiscale, favorendo una redistribuzione delle risorse dalle generazioni più ricche e anziane a quelle più giovani e svantaggiate. Stimolerebbe la mobilità sociale, la crescita economica e rafforzerebbe la coesione sociale.
Ostacoli e necessità di coordinamento
Un ostacolo cruciale è l’elusione fiscale, che favorisce i più ricchi. Questi spesso riducono il carico fiscale tramite strategie sofisticate, come il mantenimento del capitale all’interno delle società o il trasferimento dei profitti in paradisi fiscali.
Contrastare l’elusione richiede un’azione coordinata a livello europeo. Secondo il think tank, è auspicabile integrare tale intervento con politiche fiscali coordinate a livello europeo, inclusa una tassa sui patrimoni dei grandi miliardari, per assicurare che contribuiscano equamente
“L’eredità che lasciamo non definisce soltanto il passato – commentano i ricercatori -, ma costruisce il futuro. L’Italia si trova oggi davanti a un bivio cruciale: perpetuare le disuguaglianze che hanno frenato intere generazioni o investire finalmente nelle opportunità per i giovani, liberando il loro potenziale e trasformando un problema storico in un’opportunità concreta di crescita economica e sociale. Una riforma coraggiosa della tassazione sulle successioni non è solo possibile, ma necessaria: significa trasformare la ricchezza accumulata in un motore di equità, garantendo nuove e più giuste opportunità per tutti.