Ddl migranti, Zampa: “Aumenta la insicurezza, perché aumenta la irregolarità”
- 13 Febbraio 2026
- Popolazione Welfare
Save The Children lancia l’allarme sul ddl migranti, approvato dal Consiglio dei ministri dell’11 febbraio. Per l’organizzazione umanitaria, il testo rappresenta un “grave passo indietro sui minori soli”. Le norme proposte modificano l’impianto della “legge Zampa” sulla “tutela dei minori stranieri non accompagnati”.
Sentita da Demografica, la senatrice del Partito democratico Sandra Zampa, che ha dato il nome alla legge 47/2017, commenta così la riforma: “Le modifiche proposte in materia di minori dimostrano che al governo non interessa rafforzare la sicurezza. Coniugare il tema della migrazione con la sicurezza – aggiunge – significa partire da un pregiudizio. Inoltre, se anche fosse vero che dove c’è più immigrazione ci sono più reati, gli strumenti proposti sono puramente ideologici. Non solo non producono più sicurezza, ma producono più insicurezza perché producono più irregolarità”, afferma Sandra Zampa.
Intanto, il governo ha chiesto alle Camere una rapida calendarizzazione del disegno di legge su immigrazione e protezione internazionale, che ora attende l’iter parlamentare per diventare legge. Save The Children ha espresso “forte preoccupazione” e ha esortato proprio i parlamentari “ad opporsi a un approccio che antepone la deterrenza alla protezione delle persone vulnerabili e a considerare attentamente, nell’iter di discussione del disegno di legge, le conseguenze in termini di tutela e inclusione che le norme proposte avrebbero, se approvate, su migliaia di bambini, bambine, adolescenti e giovanissimi/e”.
Migranti, cosa prevede il ddl
Il provvedimento introduce una stretta sugli ingressi irregolari e attua il Patto Ue su migrazione e asilo, approvato il 14 maggio 2024 e operativo dal 2026. Il testo del ddl si divide in due parti: la prima con norme immediatamente operative dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la seconda con una delega al governo per adottare decreti legislativi entro sei mesi.
Novità principale del provvedimento è il divieto temporaneo di ingresso nelle acque territoriali in caso di emergenza, con nuove sanzioni e confische per chi viola i blocchi.
Il blocco navale: come funziona
L’articolo 2 del ddl migranti introduce il blocco navale, ovvero la possibilità di interdire temporaneamente l’attraversamento delle acque territoriali in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. La misura viene disposta con delibera del Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno e può durare fino a 30 giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi.
La “minaccia grave” che può far scaturire il blocco è rappresentata da varie fattispecie, il cui rilievo risponde a vari gradi di oggettività:
- rischio concreto di terrorismo o infiltrazioni terroristiche;
- pressione migratoria straordinaria che metta in difficoltà il controllo dei confini;
- emergenze sanitarie internazionali o grandi eventi globali che richiedano sicurezza rafforzata.
Chi viola il divieto rischia una multa tra 10mila e 50mila euro. Se la violazione si ripete con la stessa imbarcazione, è prevista la confisca del mezzo con sequestro cautelare immediato.
I migranti a bordo delle imbarcazioni sottoposte a interdizione possono essere condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza, purché l’Italia abbia stipulato accordi o intese che ne prevedano l’assistenza come per i centri di permanenza in Albania.
Rimpatri accelerati verso Paesi terzi
Il ddl amplia drasticamente la platea dei reati che portano all’allontanamento immediato dal Paese. Tra questi rientrano intimidazioni con armi da fuoco, delitti contro la persona o il patrimonio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale e rivolte dentro i centri di permanenza per il rimpatrio. Per questi reati, i giudici hanno l’obbligo di espellere i migranti.
Il testo inserisce nella legislazione italiana la lista dei Paesi sicuri elaborata dall’Unione Europea, considerata da Roma un passo fondamentale per evitare le contestazioni dei magistrati sui rimpatri e rendere le espulsioni più veloci e, quando possibile, automatiche. La procedura accelerata per la richiesta di asilo si estende a più categorie di richiedenti, mentre vengono facilitati i trasferimenti tra diversi centri di permanenza eliminando l’obbligo di trattenimento nel centro più vicino.
Come cambiano le richieste di asilo
Rispetto alla procedura ordinaria, che richiede mesi o anni e garantisce un esame approfondito con possibilità di ricorso sospensivo, la procedura accelerata punta a chiudere l’iter in tempi rapidissimi (spesso poche settimane).
Ecco le novità principali:
- A chi si estende: la procedura accelerata non si applica più solo a chi viene fermato dopo aver tentato di eludere i controlli o a chi proviene da un Paese sicuro. Ora include tutte le domande considerate “manifestamente infondate” e quelle presentate da chi fornisce dati falsi o distrugge documenti. Inoltre, si applica direttamente alle frontiere o nelle zone di transito (porti, aeroporti), dove i migranti vengono trattenuti fino alla decisione;
- Procedura di rimpatrio alla frontiera: viene introdotta una nuova fattispecie specifica che unifica il rigetto della domanda di asilo con la decisione di rimpatrio in un unico atto. Questo permette, in caso di diniego, di procedere all’allontanamento immediato direttamente dal valico di frontiera, saltando passaggi burocratici intermedi;
- Detenuti stranieri: viene creata una corsia preferenziale anche per l’espulsione di stranieri già detenuti in carcere, velocizzando l’iter burocratico per il loro rimpatrio.
L’obiettivo ultimo del governo è trasformare la procedura accelerata da eccezione a norma per gran parte degli arrivi via mare, incanalando i migranti in un percorso rapido che agevoli il diniego della richiesta e i rimpatri, riducendo i tempi di permanenza sul territorio italiano.
Sandra Zampa: “Queste norme producono più insicurezza”
La senatrice Sandra Zampa si sofferma sulla proposta di eliminare il prosieguo amministrativo, una misura che, tramite provvedimento del tribunale per i minorenni, consente a chi ha appena compiuto 18 anni di continuare a vivere nel contesto in cui è cresciuto e si è formato: “Se un minore è in un percorso di inclusione e poi gli viene impedito di proseguire quando raggiunge la maggiore età, significa che l’obiettivo è aggiungerlo al novero degli immigrati irregolari. In questo modo si rende il nostro Paese più insicuro, non più sicuro”.
La prima firmataria della legge 47/2017 che, ricorda, “è stata frutto dell’impegno di molti”, solleva interrogativi anche sul blocco navale: “L’esecutivo dice di aver fatto calare il numero degli immigrati, ma parla di minaccia proponendo criteri non misurabili come il rischio concreto di terrorismo derivante da uno sbarco”.
Save the Children: “Forte preoccupazione”
Save the Children ha espresso “forte preoccupazione” per i diritti umani e per la tutela dei minori stranieri non accompagnati. L’organizzazione denuncia un “grave passo indietro” rispetto alle garanzie previste dalla legge 47/2017 (legge Zampa), con rischi concreti per l’incolumità e i diritti fondamentali di bambini e adolescenti.
Le modifiche riguardano l’accertamento dell’età, l’accoglienza e le procedure di asilo.
Il testo, infatti, estende da 30 a 45 giorni il tempo massimo di permanenza nelle strutture di prima accoglienza, aumenta fino al 50% la capienza dei centri straordinari e consente l’inserimento di minori ultra-sedicenni in strutture per adulti fino a 150 giorni. Le procedure accelerate potrebbero essere applicate anche ai minorenni, se provenienti da Paesi considerati sicuri.
Stragi nel Mediterraneo, gennaio ha superato ogni record di morti
Il ddl arriva mentre il Mediterraneo centrale registra una delle situazioni più gravi degli ultimi anni. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel solo gennaio 2026 oltre 375 migranti sono stati registrati come morti o dispersi. Il numero reale potrebbe essere molto più alto: tra il 19 e il 26 gennaio, durante il ciclone Harry che ha colpito l’area con onde fino a 16 metri, circa mille persone potrebbero aver perso la vita.
Il 6 febbraio un gommone con 55 persone a bordo si è capovolto al largo della Libia a causa delle pessime condizioni meteo: 53 persone risultano disperse, tra cui due neonati.

