Neonati sepolti in fosse comuni in Irlanda: lo stigma sociale sulle madri single
- 14 Luglio 2025
- Mondo
Nel parco giochi di una cittadina irlandese si cercano i resti di centinaia di bambini sepolti in segreto. Dietro la vicenda, decenni di stigma verso le madri single. Una ferita storica che parla anche al presente.
È quanto accade oggi a Tuam, nella contea irlandese di Galway, nell’Irlanda occidentale, nella quale sono iniziati gli scavi che potrebbero riportare alla luce i resti di circa 800 neonati e bambini. Un’indagine storica e scientifica che durerà due anni, e che riapre una pagina oscura della storia irlandese: quella delle Mother and Baby Homes, istituzioni religiose dove, tra il 1925 e il 1961, venivano accolte madri non sposate con i loro figli.
Il sito, oggi un parco accanto a un’area giochi, ospitava l’ex casa di riposo St Mary’s, gestita dalle suore della congregazione Bon Secours. Proprio sotto quel terreno potrebbe trovarsi una fossa comune, un’ex cisterna fognaria riconvertita in sepoltura non ufficiale. Qui sarebbero stati “nascosti” i corpi di almeno 796 bambini morti nell’istituto – spesso senza registrazione formale, funerale o tomba.
La scoperta che ha aperto la ferita
La vicenda è emersa nel 2014 grazie a Catherine Corless, una storica locale che stava indagando sulla propria famiglia. Consultando i registri di morte del periodo, ha scoperto un numero impressionante di decessi infantili associati all’istituto. Le sue ricerche hanno portato alla luce testimonianze, omissioni, e la storia dimenticata di centinaia di piccoli.
Un custode del posto le raccontò che negli anni ’70 alcuni bambini, giocando, avevano trovato ossa umane sotto una lastra di cemento. All’epoca si pensò appartenessero a vittime della carestia ottocentesca, ma i documenti smentivano: quei resti erano più recenti, e nessun monumento ne indicava la sepoltura.
Nel 2017, un’indagine del governo irlandese confermò la presenza di “notevoli quantità di resti umani” durante scavi di prova. I corpi appartenevano a neonati e bambini tra le 35 settimane di gestazione e i 2-3 anni.
Le testimonianze dei sopravvissuti
Molte delle persone che vissero da bambini a Tuam raccontano di marginalizzazione, silenzio e vergogna. Alcune riportano abusi, altre ricordano la durezza delle suore. Anna Corrigan, oggi portavoce del Tuam Babies Family Group, scoprì solo a cinquant’anni di avere avuto due fratelli mai conosciuti, nati da sua madre nell’istituto. Solo uno di loro risulta nei registri, con una diagnosi sbrigativa: “idiozia congenita” o “morbillo”.
La Corrigan, insieme a molte altre famiglie, chiede verità, riconoscimento e sepoltura dignitosa. “Solo oggi quei bambini hanno una voce”, ha dichiarato. “Solo oggi si cerca davvero di restituire loro un nome”.
Gli scavi
A guidare le operazioni di scavo è Daniel MacSweeney, nominato nel 2023 dal governo irlandese. Ha spiegato che i resti saranno probabilmente mescolati e molto deteriorati: “Il femore di un neonato è grande quanto un dito. Servirà pazienza, cura, rispetto”.
La sfida sarà anche quella dell’identificazione: le autorità cercheranno il DNA dei resti da confrontare con le famiglie, ma sarà un processo lungo e delicato.
Una memoria che parla al presente
La vicenda di Tuam non è solo una ferita del passato: è lo specchio di dinamiche ancora vive. In molte parti del mondo, le donne che diventano madri fuori dal matrimonio affrontano ancora stigma, esclusione e persecuzioni legali.
L’Italia, oggi, riconosce pari diritti a (quasi) tutti i figli, ma fino agli anni ’70 le ragazze madri venivano spesso rinchiuse in conventi o istituti, e i loro bambini dati in adozione senza consenso. Il termine “figlio illegittimo” è scomparso dal lessico giuridico, ma non da tutte le coscienze.
In paesi come l’Iran, l’Arabia Saudita o l’Indonesia, la maternità extramatrimoniale è ancora un reato. In Marocco, nelle Filippine o in parte dell’Africa subsahariana, lo stigma sociale può condurre all’isolamento, all’abbandono o alla violenza.
In controtendenza c’è l’Islanda che rappresenta un modello di inclusione e rispetto per le madri single, dove la genitorialità è considerata un diritto, non una condizione da giustificare. Lì, circa il 70% dei bambini nasce da coppie non sposate, e la convivenza è ampiamente accettata; le madri single non subiscono stigma sociale, e molte famiglie sono composte da un solo genitore per scelta
Le fosse di Tuam, invece, ci ricordano che, quando la società decide di respingere una madre, è spesso un bambino a scomparire. E ogni scavo – fisico o simbolico – è un passo necessario per restituire voce, nome e memoria a chi è stato condannato al silenzio.