Dry January 2026, perché il mese senza alcol conquista sempre più persone
- 5 Gennaio 2026
- Mondo
Stanchi dei brindisi e dei festeggiamenti? Il mese di gennaio è da anni l’occasione per mettere in pausa l’alcol e fare un reset dedicandosi alla propria salute fisica e mentale. Il fenomeno si chiama “Dry January”. Dodici anni fa era una piccola iniziativa britannica oggi è diventato un movimento globale che unisce salute, consapevolezza e nuove forme di socialità. Anche in Italia, dove il vino è spesso considerato parte dell’identità culturale e combinazione essenziale nei pasti principali, la sfida del mese senza alcol sta trovando sempre più spazio, sostenuta da una generazione attenta al benessere e da un mercato in piena trasformazione.
Un mese senza alcol: benefici per la salute
Il Dry January nasce nel 2011 dall’esperienza personale di una volontaria di Alcohol Change Uk, che decise di sospendere l’alcol per prepararsi a una maratona. I benefici ottenuti la spinsero a trasformare quell’esperimento in una campagna pubblica, che nel giro di pochi anni si è diffusa in tutto il mondo. Oggi milioni di persone partecipano alla sfida, molte anche senza registrarsi ufficialmente, trasformando gennaio in un laboratorio collettivo di consapevolezza.
Ma quali sono i benefici del Dry january? Le ricerche degli ultimi anni confermano che una pausa di trenta giorni dall’alcol produce effetti tangibili. Il sonno diventa più profondo e regolare, la pelle appare più idratata e luminosa, l’energia quotidiana aumenta e la mente risulta più reattiva. Anche la pressione sanguigna tende a stabilizzarsi e molti partecipanti riferiscono un miglioramento generale del benessere mentale. Non meno importante è l’aspetto economico: ridurre gli aperitivi e le serate alcoliche permette di alleggerire le spese, un dettaglio non trascurabile in un periodo di rincari. Per molti, il Dry January diventa soprattutto un’occasione per osservare con maggiore lucidità il proprio rapporto con l’alcol.
Le celebrità che guidano il cambiamento
Il successo del Dry January è alimentato anche dalla visibilità di numerose celebrità internazionali che hanno scelto di ridurre o eliminare l’alcol. Bella Hadid promuove da tempo alternative analcoliche, Jennifer Lopez ha sempre dichiarato di evitare l’alcol per motivi di benessere, mentre attori come Bradley Cooper e Brad Pitt hanno raccontato pubblicamente il loro percorso verso la sobrietà. Blake Lively ha trasformato la sua scelta personale in un brand di drink analcolici, mentre Anne Hathaway alterna periodi di totale astinenza a fasi più flessibili. In Italia, è Luca Argentero il volto che ha recentemente definito, in un’intervista a Repubblica, il Dry January come un vero stile di vita.
La rivoluzione analcolica della Gen Z
Se gli adulti scoprono il Dry January, la Gen Z sta riscrivendo il rapporto con l’alcol tutto l’anno. I giovani italiani bevono meno dei Millennials e lo fanno in modo più selettivo, privilegiando la qualità rispetto alla quantità. I mocktail, cocktail analcolici complessi e curati, sono diventati un simbolo di questa nuova consapevolezza: bevande sofisticate, ricche di sostanze botaniche e spezie, che permettono di vivere la socialità senza rinunciare al gusto.
Accanto ai mocktail si diffonde lo slow sipping, un modo di bere più lento e meditato, che riduce l’ansia sociale e favorisce conversazioni più autentiche. È un cambiamento culturale profondo, che si riflette anche nelle abitudini di consumo: molti giovani alternano naturalmente drink alcolici e analcolici nella stessa serata, senza percepire la scelta come una rinuncia.
Il boom del mercato no/low alcol
Il Dry January ha accelerato un trend già in corso: il mercato delle bevande no/low alcol è in piena espansione. Negli ultimi anni la crescita è stata significativa e in Italia si traduce in scaffali sempre più ricchi di birre analcoliche, vini dealcolati e cocktail pronti da bere. Anche i bar stanno aggiornando le loro carte, proponendo mocktail sempre più creativi e curati o, in rari casi, persino menu dell’acqua con esperienze che guardano alla salute come ad una scelta di gusto e benessere.
Dopo il Dry january
La sobrietà, da scelta personale, è diventata un’opportunità economica e un nuovo modo di interpretare la convivialità. Ma ciò non vuol dire che il Dry January demonizzi l’alcol: propone alternative. In un Paese dove il binge drinking, cioè il consumo di alcol in modo randomico e eccessivo, è in aumento tra adolescenti e over 60, il mese “a secco” diventa un’occasione per ripensare la socialità. Riduce la pressione del “bere per forza”, rende gli incontri più inclusivi e offre modelli positivi alle nuove generazioni. È un invito a vivere la convivialità con maggiore libertà e meno automatismi.
E dopo gennaio? Molti partecipanti scoprono che i benefici non svaniscono con l’arrivo di febbraio. C’è chi decide di prolungare la pausa, chi riduce il consumo abituale e chi adotta un approccio più consapevole, alternando drink alcolici e analcolici. Per molti, il Dry January diventa un punto di partenza, non un traguardo: un modo per ripensare il proprio stile di vita con maggiore equilibrio.

