Dai bonus una tantum alla tassa sui preservativi: la Cina non sa più come fare figli
- 19 Gennaio 2026
- Mondo
La Cina sta scivolando in una crisi demografica senza precedenti. Nel 2025 sono nati appena 7,92 milioni di bambini, quasi due milioni in meno rispetto all’anno precedente: un crollo che nessun appello patriottico del presidente Xi Jinping e nessuna tassa sui contraccettivi son riusciti a frenare. Così, per il quarto anno consecutivo, la popolazione si è ridotta, segnando un declino che mette a rischio le fondamenta della seconda economia mondiale.
I giovani non rispondono più al richiamo del “dovere civile”, il Paese invecchia a ritmo accelerato e la sensazione diffusa è che la Cina abbia imboccato una strada da cui sarà difficile tornare indietro.
I numeri della denatalità in Cina
A fotografare il fenomeno della denatalità del Dragone sono i dati ufficiali riguardanti il 2025. La popolazione totale cinese è scesa a 1,4 miliardi, con una contrazione di 3,39 milioni di persone rispetto all’anno precedente. Il tasso di natalità è crollato al minimo storico dalla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949, toccando appena i 5,63 nati ogni mille abitanti. In termini assoluti, l’anno scorso sono venuti al mondo solo 7,92 milioni di bambini, un calo netto rispetto ai 9,54 milioni del 2024.
Di contro, il tasso di mortalità è salito all’8,04 per mille, il livello più alto registrato dal 1968, con ben 11,31 milioni di decessi. Con un tasso di fertilità fermo a circa un figlio per donna, ben lontano dalla soglia di ricambio generazionale di 2,1, la Cina ha ormai attraversato una soglia demografica che gli esperti ritengono quasi impossibile da invertire.
Il fallimento delle strategie di Pechino
Per tentare di frenare la caduta, il Partito Comunista ha invertito decenni di politiche restrittive. Dopo l’addio alla politica del figlio unico e l’apertura ai tre figli nel 2021, sono stati introdotti vari incentivi economici, come bonus di circa 3.600 yuan (circa 450 euro) per ogni figlio sotto i tre anni, sussidi per l’alloggio ed estensioni dei congedi di maternità. L’efficacia di questi “bonus bebè”, però, si è scontrata con i costi proibitivi per crescere un figlio nel Paese.
L’ultimo tentativo, inoltre, è stato accolto con scetticismo o derisione dai giovani cinesi: parliamo della nuova tassa del 13% sui contraccettivi (riguardante preservativi e pillole), interpretata dai cittadini come un tentativo goffo di forzare la natalità.
Le testimonianze raccolte sul campo confermano un profondo scollamento tra governo e giovani. Jonathan Zhu, 28 anni, ha dichiarato al New York Times (Nyt) che la pressione finanziaria rende il momento “non ancora adatto” per avere figli, aggiungendo che l’aumento del prezzo dei profilattici non cambierà le sue abitudini. Un residente di Pechino ha spiegato alla Bbc come l’ossessione dei coetanei per la ricerca della tata o della scuola perfetta renda l’idea della genitorialità “estenuante”. Anche l’istituto del matrimonio è in crisi: Jia Dan, che organizza eventi per single a Pechino, ha spiegato al Nyt che sempre meno giovani vogliono sposarsi e che le donne, in particolare, partecipano raramente a più di un appuntamento, segno di una crescente disillusione.
In questo contesto, Pechino ha persino tentato approcci più invasivi, come il monitoraggio dei cicli mestruali e linee guida per ridurre gli aborti non necessari, ma la risposta è stata l’indifferenza collettiva da parte delle nuove generazioni.
Il peso del futuro: pensioni a rischio e il confronto con l’Italia
Il calo demografico non è solo un dato statistico, ma una bomba economica. Con una forza lavoro in diminuzione, la Cina si ritrova con un fondo pensionistico che si sta prosciugando e una popolazione di anziani sopra i 60 anni che raggiungerà i 400 milioni entro il 2035. Il governo ha risposto alzando l’età pensionabile per la prima volta dagli anni ’50, portandola gradualmente fino a 63 anni per gli uomini.
Questa situazione presenta inquietanti analogie con l’Italia, che vive un inverno demografico altrettanto rigido. Secondo i dati Istat, nel 2024 le nascite in Italia sono scese al minimo storico di 369.944 (-2,6% rispetto al 2023), con un tasso di fecondità di appena 1,18 figli per donna. Le stime provvisorie per il 2025 indicano un ulteriore calo del 6,3% nei primi sette mesi dell’anno. Come in Cina, anche in Italia le cause sono strutturali: la precarietà del lavoro giovanile, le difficoltà di accesso al mercato immobiliare e la tendenza a posticipare l’uscita dal nucleo familiare di origine.
In sintesi, mentre Pechino fatica a invertire la rotta e Roma segue lo stesso sentiero, diventa evidente che la sfida non riguarda solo la natalità, ma la capacità di immaginare un domani in cui valga la pena mettere radici. E senza un cambio di rotta, Cina e Italia rischiano di scoprire che il problema non è la mancanza di volontà, ma la mancanza degli strumenti minimi per costruire un futuro. E quando a mancare sono le basi, non è la natalità a crollare: è l’idea stessa di “domani”.

