Cenare in famiglia, uno scudo contro le dipendenze in adolescenza: ma non per tutti
- 5 Febbraio 2026
- Giovani
Cenare in famiglia può ridurre il rischio di dipendenze da parte dei giovani. A rilevare il meccanismo e i limiti di questa teoria è una ricerca scientifica, la quale ha confermato che consumare i pasti regolarmente insieme ai genitori rappresenta una strategia efficace per prevenire l’uso di alcol, cannabis e sigarette elettroniche tra i giovani. Secondo la Tufts University School of Medicine, la qualità di questi momenti conviviali è senz’altro uno strumento utile per il benessere degli adolescenti. Ma i ricercatori hanno scoperto che questo “scudo” domestico non ha la stessa efficacia per tutti: l’impatto positivo della cena dipende drasticamente dalle esperienze infantili avverse (ACEs) vissute dai giovani.
Metodologia: misurare la qualità e il trauma
Il team, guidato dalla professoressa Margie Skeer, ha analizzato i dati di un sondaggio nazionale condotto su 2.090 coppie di genitori e adolescenti statunitensi (tra i 12 e i 17 anni). Per valutare la dinamica dei pasti, è stato utilizzato il Family Dinner Index (Fdi), che non si concentra sul cibo, ma su quattro dimensioni relazionali: comunicazione, divertimento, distrazioni digitali e logistica. Allo stesso tempo, è stato calcolato un punteggio pesato per i traumi subiti, includendo fattori come il divorzio dei genitori, l’esposizione alla violenza, il bullismo legato al peso o la presenza di disturbi mentali e dipendenze in famiglia.
I risultati: una riduzione del rischio fino al 34%
I dati dello studio, pubblicato sul Journal of Aggression, Maltreatment & Trauma, mostrano che, per la maggior parte degli adolescenti con pochi o nessun trauma pregresso, una cena di alta qualità è associata a una prevalenza inferiore di uso di sostanze compresa tra il 22% e il 34%. Nello specifico, per ogni punto incrementale nella qualità dell’interazione a tavola, il rischio di consumare alcol diminuisce del 17%, quello di svapare del 9% e quello di usare cannabis del 17%. Per i ragazzi che non hanno vissuto alcuna avversità in infanzia, l’effetto protettivo è ancora più marcato, riducendo la probabilità di abuso di alcol e cannabis del 34%.
Quando la cena non basta: il limite del trauma grave
Lo studio rivela però un dato cruciale: per quel 20% di adolescenti che hanno accumulato quattro o più esperienze traumatiche da bambini, la qualità della cena familiare non mostra alcun effetto protettivo significativo contro le dipendenze. In presenza di traumi gravi, come la violenza domestica o l’abuso di sostanze da parte dei genitori, i ragazzi tendono all’isolamento e al ritiro dalle attività familiari, cercando spesso nelle droghe un meccanismo di difesa per gestire lo stress subito. In questi casi, la semplice connessione durante il pasto non è sufficiente a contrastare le profonde ferite emotive.
“Non si tratta del cibo o dell’orario, ma della relazione genitore-figlio che si coltiva”, spiega Margie Skeer. Promuovere cene insieme rimane una raccomandazione preziosa per la salute pubblica, ma i ricercatori sottolineano che per i giovani più vulnerabili sono necessari approcci informati sul trauma. Questi includono il supporto psicologico specialistico e forme alternative di coinvolgimento familiare che vadano oltre la tavola, esplorando nuove routine di supporto capaci di proteggere anche chi ha vissuto le avversità più dure.

