Natalità, l’appello di governo e Chiesa: “I figli siano una scelta di libertà, non un peso”
“I figli non sono un fardello, né un ostacolo o un limite”. Con queste parole la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha indicato la sfida demografica come una priorità assoluta dell’esecutivo, nell’ambito della conferenza stampa di inizio anno con i giornalisti.
A farle eco è stato Papa Leone, il quale ha denunciato la “marginalizzazione istituzionale” della famiglia e ha richiamato a un “imperativo etico fondamentale” per mettere le coppie nelle condizioni di accogliere la vita nascente. Le dichiarazioni di governo e Chiesa segnano un punto di svolta nel dibattito pubblico, cercando di contrastare un inverno demografico che i numeri dell’Istat descrivono ormai come un’emergenza cronica.
Meloni: “Cambiare mentalità, l’immigrazione non basta”
Per la premier Meloni, il cuore del problema non è solo economico ma culturale: l’obiettivo è restituire alle madri il “senso della libertà nella scelta di un figlio”, garantendo che la maternità aggiunga valore alla vita senza togliere opportunità. Il governo, in merito, ha attivato misure concrete di welfare, dal potenziamento dei congedi parentali, ai bonus asili nido e alla decontribuzione per le madri. Ma la presidente ha sottolineato che tali strumenti tecnici non basteranno senza un cambio di paradigma.
A supporto della sua tesi, Meloni smonta l’idea comune dell’immigrazione come soluzione automatica: nonostante l’aumento della popolazione straniera, i nati di seconda generazione, ha spiegato la premier, sono crollati da 80mila nel 2012 a 50mila nel 2023. Un dato confermato dall’Istat, che rileva come anche la fecondità delle donne straniere sia in calo, scendendo a 1,79 figli per donna.
La preoccupazione della premier trova riscontro, inoltre, nelle paure degli italiani: secondo l’Istat, la metà delle donne teme che un figlio possa peggiorare le proprie opportunità lavorative, una percentuale che sale al 65% tra le giovani sotto i 24 anni.
Il monito del Papa: “La vita è un dono, no a pratiche che la strumentalizzano”
Papa Leone ha rivolto oggi un discorso accorato al Corpo diplomatico, definendo la vita un “dono inestimabile” che deve essere accudito all’interno di famiglie spesso troppo fragili o lasciate sole. Il Pontefice ha espresso posizioni nette contro ciò che ritiene una violazione della dignità umana:
- Aborto: la Santa Sede ha criticato l’uso di risorse pubbliche per facilitare l’interruzione di gravidanza, chiedendo che quei fondi siano invece investiti nel sostegno alle madri.
- Maternità surrogata: definita dal Papa come una pratica che trasforma la gestazione in un “servizio negoziabile”, riducendo il bambino a un “prodotto”.
- Obiezione di coscienza: difesa come un “atto di fedeltà a sé stessi” per medici e operatori sanitari.
Il richiamo del Papa alla protezione del nascituro si scontra con una realtà demografica ai minimi termini: nel 2024 l’Italia ha registrato appena 369.944 nascite, il minimo storico dall’Unità del Paese.
Una Nazione che rimanda il futuro
Le parole di Meloni e del Papa si inseriscono in un contesto dove oltre 10,5 milioni di italiani dichiarano di non volere figli, citando per un terzo motivi economici e per il 9,4% la precarietà lavorativa. Questa incertezza spinge le donne a diventare madri sempre più tardi, con un’età media al primo figlio salita a 31,9 anni.
Il 2025 non sembra promettere inversioni di tendenza: le stime provvisorie Istat sui primi sette mesi dell’anno scorso hanno mostrato già un ulteriore calo di 13mila nascite (-6,3%) rispetto allo stesso periodo del 2024, con la fecondità che rischia di scivolare a un drammatico 1,13 figli per donna.

