Gravidanza criptica, quando il corpo e la medicina non la riconoscono
- 15 Gennaio 2026
- Fertilità
Non sapeva di essere incinta. Si è recata in ospedale con forti dolori addominali. Dopo una visita, le hanno prescritto degli antidolorifici, per poi essere dimessa. Dopo tre giorni, la morte. Parliamo di quanto accaduto alla 36enne Anna Siena, la quale, nel 2019, riceve una diagnosi errata di lombosciatalgia che l’è stata fatale. Per questi fatti, nei giorni scorsi, il giudice monocratico di Napoli Filippo Putaturo ha condannato a due anni di reclusione il medico che l’aveva visitata. Schiacciante l’autopsia: quei dolori erano conseguenza della presenza nel suo grembo di un feto morto di cui i sanitari non si erano accorti.
Secondo il medico legale che eseguì l’esame autoptico, la donna “poteva essere salvata se solo fosse stata visitata a dovere” e la sua morte sopraggiunse “a causa di uno choc emorragico conseguente ad una sindrome da coagulazione intravascolare disseminata prodotta dalla ritenzione di feto morto in utero”. “Spero che questa sentenza serva a salvare altre vite – ha detto l’avvocato Sergio Pisani – poiché i casi di gravidanza criptica si verificano molto più spesso di quanto si possa pensare”.
Ma cos’è questa gravidanza criptica e come si può evitare che casi come questi si ripetano?
Quando si verifica una gravidanza criptica
“È una gravidanza che non viene riconosciuta o viene riconosciuta molto tardi, e spesso succede che le donne se ne accorgano solo al momento del travaglio – spiega a Demografica Adnkronos la dottoressa Monica Calcagni, medico chirurgo specialista in Ginecologia ed Ostetricia -. Questo accade per una serie di motivi: a volte i segni tipici sono assenti, come la nausea, oppure ci sono donne che continuano ad avere perdite ogni mese o che, avendo già cicli molto irregolari, non danno peso all’assenza di mestruazioni. Generalmente capita a donne in sovrappeso che non notano la crescita della pancia perché avevano già un addome prominente. Altre volte, invece, subentra un vero e proprio rifiuto psicologico della gravidanza, magari a causa di situazioni familiari complesse”.
“Succede spessissimo di accorgersene a stato avanzato, verso il sesto o settimo mese – ci racconta la dottoressa Calcagni -. Mi è capitato quando ero specializzanda: una donna arrivò in pronto soccorso per dolori addominali, fu mandata in sala parto e partorì restando scioccata, perché non sapeva di essere incinta. Recentemente, in ambulatorio, una paziente è venuta per un ritardo pensando di dover fare un test e invece era già al sesto mese“.
La responsabilità sanitaria
È possibile che un medico non se ne accorga? “Purtroppo, sì – ci racconta Calcagni -. Ma va fatta una distinzione: se una donna va dal ginecologo, è molto difficile che sfugga, perché noi abbiamo strumenti come l’ecografia. Spesso arrivano pazienti per irregolarità o perdite pensando di avere una cisti ovarica e, grazie all’ecografia, scopriamo gravidanze anche di 4-5 mesi. È invece molto più facile che non se ne accorga un medico di medicina generale o un medico di pronto soccorso”.
Se una donna lamenta dolori addominali o lombari, e se è anche in sovrappeso, in pronto soccorso “i sintomi possono essere scambiati per gastrite, colite o stress – ha aggiunto la dottoressa –. Molte di queste donne usano contraccettivi, come la pillola (magari male) o la spirale (magari spostata o non controllata da tempo). Se non arrivano col pancione evidente, è difficile pensare di fare un’eco addominale a tutte le donne solo perché in quanto donna devi escludere una gravidanza. Molte negano con forza di poter essere incinte o di aver avuto rapporti”.
“In pronto soccorso, con l’alto volume di pazienti, non si può fare un’ecografia addominale a tutte, e bisogna considerare che i test delle beta-hCG dopo il terzo mese non sono così affidabili. Non mi sento di puntare il dito contro i colleghi: è un errore che può capitare a tutti, più spesso di quanto si pensi. Col senno di poi siamo tutti bravi, ma chi fa il medico da anni sa che sui grandi numeri e in casi così particolari l’errore clinico è possibile“.

