Casa e natalità, il Piemonte fa da apripista al piano nazionale: alloggi a 150 euro per le giovani coppie
- 12 Febbraio 2026
- Welfare
L’emergenza abitativa in Italia sta assumendo i contorni di una vera e propria sfida demografica, con il governo nazionale e le amministrazioni regionali impegnati in una corsa contro il tempo per invertire quella che la premier Giorgia Meloni ha definito una “glaciazione demografica”. In questo contesto, il Piemonte si pone come laboratorio d’avanguardia, lanciando un piano da 36 milioni di euro che punta a consegnare 1.000 case entro il 2026 a canone calmierato.
Il modello Piemonte: “Una famiglia, una casa”
Il progetto della Regione Piemonte, illustrato dal presidente Alberto Cirio, si basa su un censimento effettuato dalle tre Atc (Agenzia Territoriale per la Casa) del Piemonte, che ha individuato oltre 3.000 alloggi attualmente sfitti. Si tratta di immobili che non possono essere inseriti nei normali bandi per l’emergenza abitativa perché privi dei requisiti di abitabilità necessari.
Per sbloccare questa situazione, la Regione ha stanziato 36 milioni di euro provenienti dalla riprogrammazione dei fondi europei Fesr. Sebbene l’obiettivo finale sia di mille unità, la Regione inizierà rendendo abitabili almeno 100 alloggi che richiedono interventi immediati di ristrutturazione, con costi stimati tra i 20.000 e i 30.000 euro per singola unità. Questo massiccio piano di recupero sarà regolato da una nuova legge regionale, significativamente intitolata “Una famiglia, una casa“, attualmente in fase di elaborazione.
La strategia del Governo
L’iniziativa piemontese si inserisce perfettamente nel solco tracciato dal governo centrale. Durante l’ultimo Meeting di Rimini, la presidente Meloni ha ribadito che “senza una casa è difficile costruire una famiglia”, annunciando un nuovo piano casa nazionale a prezzi calmierati in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture.
La visione governativa lega indissolubilmente il mercato immobiliare alla tenuta del sistema Paese. In un’Italia dove l’età media del primo figlio ha superato i 31 anni e l’uscita dal nucleo familiare d’origine avviene spesso dopo i 28, l’accesso all’abitazione è considerato la condizione base per la stabilità familiare. Il governo intende quindi trasformare la politica abitativa da mera gestione edilizia a strumento demografico strategico.
Un piano integrato tra welfare e lavoro
Sia a livello regionale che nazionale, la questione abitativa non viene trattata isolatamente, ma come parte di un pacchetto di misure per il welfare. La premier ha ricordato gli investimenti da 16 miliardi di euro per le famiglie nel 2024, che includono congedi parentali all’80% e asili nido gratuiti dal secondo figlio.
Tuttavia, gli esperti e le stesse istituzioni riconoscono che il sostegno economico deve essere accompagnato da servizi diffusi e stabilità lavorativa. In Piemonte, questo si traduce anche in un massiccio piano di edilizia sanitaria, con l’avvio di 11 nuovi ospedali, per garantire un territorio più ospitale e moderno.
Le sfide aperte
Nonostante l’ottimismo istituzionale, restano alcune criticità strutturali. Il mercato immobiliare italiano è profondamente frammentato e caratterizzato da forti disomogeneità territoriali. Inoltre, concentrare le risorse esclusivamente sulle giovani coppie con figli potrebbe lasciare scoperte altre categorie fragili, come gli studenti fuori sede, i lavoratori precari e le famiglie monoreddito.
La scommessa del 2026, l’anno che il Piemonte ha ufficialmente eletto come “anno della casa”, sarà quella di dimostrare che la sinergia tra fondi europei, leggi regionali e indirizzi nazionali può davvero posare i “mattoni nuovi” necessari per il futuro dell’Italia.

