Trasposizione uterina, primo caso in Italia: cos’è e perché è importante per la fertilità?
- 2 Gennaio 2026
- Fertilità
In Italia è stata scritta una nuova pagina della medicina riproduttiva e oncologica. Al Policlinico Gemelli di Roma è stato eseguito con successo il primo caso in Italia di trasposizione uterina, seguito dal successivo riposizionamento dell’organo, in una giovane donna colpita da un tumore del retto. L’intervento, realizzato da un’équipe multidisciplinare, ha permesso alla paziente di sottoporsi alle cure necessarie senza rinunciare alla speranza di una futura maternità.
Una sfida contro la malattia
Affrontare una diagnosi di cancro in giovane età comporta non solo la lotta per la sopravvivenza, ma anche il timore di perdere la capacità di procreare. Come spiega Anna Fagotti, direttrice della Uoc di Ginecologia oncologica del Policlinico Gemelli, professoressa ordinaria di Ginecologia e Ostetricia all’università Cattolica del Sacro Cuore: “Curare un tumore può avere un impatto sulla possibilità di avere figli in futuro. Le terapie oncologiche, pur essendo fondamentali per guarire da tumori del retto, dell’ano e del collo dell’utero, possono compromettere in modo permanente la normale funzionalità di utero e ovaie”.
Questo tema è sempre più attuale, poiché i dati epidemiologici indicano che l’incidenza dei tumori nei giovani sotto i 40 anni è in aumento del 2,6% ogni anno, con una crescita che riguarda in modo particolare le donne e a cui si associa in Europa anche un aumento della mortalità (+49%).
In cosa consiste la trasposizione uterina
La tecnica della trasposizione uterina è una procedura complessa e innovativa che mira a proteggere gli organi riproduttivi dalle radiazioni. Durante l’intervento, l’utero e le ovaie vengono temporaneamente spostati più in alto, al di fuori della zona che deve essere sottoposta a radioterapia.
L’operazione al Gemelli è stata eseguita con una tecnica robotica mini-invasiva, meno traumatica per la paziente. Una volta terminato il ciclo di cure oncologiche, l’utero è stato riportato nella sua posizione naturale, consentendo alla donna di riprendere il normale ciclo mestruale.
Il dottor Nicolò Bizzarri, dirigente medico presso l’Uoc di Ginecologia oncologica, ricercatore in Ginecologia e Ostetricia all’università Cattolica, primo operatore degli interventi di trasposizione e riposizionamento uterino, ha sottolineato l’importanza della preparazione: “Siamo contenti di essere riusciti a completare l’intervento tramite tecnica mini-invasiva e senza complicanze, grazie a un lavoro di squadra multidisciplinare arricchito da collaborazioni internazionali tramite le quali abbiamo appreso questa tecnica. E questo è solo l’inizio di un percorso che speriamo possa aiutare molte altre donne. Ovviamente, la selezione della paziente candidata a questa procedura prevede una valutazione attenta dello stadio e delle potenzialità riproduttive della donna”.
L’importanza della sinergia multidisciplinare
Il successo di questa procedura dipende dalla stretta collaborazione tra ginecologi oncologi, radioterapisti e chirurghi generali. Nel caso specifico, la risposta positiva alle cure ha permesso un approccio meno invasivo anche sul fronte del tumore primario. Roberto Persiani, direttore della Uoc di Chirurgia oncologia mini-invasiva del Policlinico Gemelli, professore associato di Chirurgia generale alla Cattolica, ha evidenziato: “La significativa risposta alla radioterapia ci ha permesso di intervenire con la sola asportazione locale della cicatrice tumorale, senza necessità di effettuare tagli o resezioni intestinali”.
Anche la radioterapia moderna gioca un ruolo cruciale. Maria Antonietta Gambacorta, direttrice del Dipartimento Diagnostica per immagini e Radioterapia oncologica del Gemelli, professoressa ordinaria di Diagnostica per immagini e Radioterapia in Cattolica, ha dichiarato: “Oggi la radioterapia permette di preservare sempre più gli organi a rischio. Questo è un requisito fondamentale per poter conservare la fertilità delle giovani pazienti con patologia oncologica, soprattutto quando viene integrata con procedure chirurgiche innovative come la trasposizione uterina. È così che riusciamo a proteggere non solo la salute, ma anche il futuro progetto di maternità delle nostre pazienti. Inoltre, questo intervento non solo consente di guarire le pazienti preservandone la fertilità, ma ha anche un forte valore per la salute pubblica riducendo il rischio di menopausa precoce con un risparmio di risorse per il sistema sanitario”.
Una speranza per il futuro
Si tratta di una tecnica pionieristica, effettuata finora su circa venti donne in tutto il mondo, con due gravidanze portate a termine con successo, ma il risultato ottenuto in Italia apre prospettive concrete.
La professoressa Anna Fagotti ha commentato con orgoglio: “Questo caso dimostra come le tecniche chirurgiche avanzate e la sinergia multidisciplinare possano aprire nuove possibilità di trattamento, offrendo alle giovani pazienti oncologiche non solo una prospettiva di guarigione, ma anche la possibilità di realizzare un futuro progetto di maternità con i propri organi riproduttivi. Al momento questo intervento è stato effettuato solo su una ventina di donne in tutto il mondo e due sono riuscite a portare a termine una gravidanza. Siamo orgogliosi di essere stati i pionieri di questa tecnica in Italia”.
Il Policlinico Gemelli, che ha già ripetuto l’intervento su una seconda paziente con esito positivo, sta ora conducendo uno studio clinico prospettico denominato Displut trial per continuare a valutare l’efficacia e la sicurezza di questa procedura. L’intera équipe ha dedicato questo traguardo alla memoria del professor Giovanni Scambia, fonte di ispirazione per la ricerca dedicata alla salute delle donne.

